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Giornata mondiale dell’acqua: “bisogna fidarsi della scienza e chiedere un’azione politica concreta”

Diminuiscono le risorse, aumentano i consumi: le "guerre" per l'acqua stanno diventando una causa frequente di conflitti, instabilità sociale e migrazioni. La questione affrontata da un esperto del settore.

La Giornata Mondiale dell’Acqua 2019 è dedicata all’importanza di “non lasciare indietro nessuno”, di compiere azioni concrete perché le persone che finora non hanno avuto accesso all’acqua possano finalmente godere di questo diritto fondamentale.

Tra i fattori che determinano situazioni in cui le persone non hanno accesso all’acqua potabile c’è anche il cosiddetto “accaparramento idrico”, il water grabbing. Per fare chiarezza su un argomento così importante abbiamo avuto l’occasione di parlare con Emanuele Bompan, un giornalista ambientale che ha recentemente pubblicato un’importante inchiesta sull’argomento.

Water Grabbing
Foto: Emanuele Bompan

Recentemente hai pubblicato un libro dedicato al water grabbing, un’inchiesta giornalistica su come le “guerre” per l’acqua stiano diventando una causa frequente di conflitti, instabilità sociale e migrazioni. Puoi spiegarci brevemente cos’è il water grabbing e quali sono le sue conseguenze?

Il water grabbing è l’accaparramento delle risorse idriche, un fenomeno reso ancora più intenso dalla mutazione subita dallo scenario globale.
Da un lato aumenta il consumo delle risorse, dovuto sia alla crescita della popolazione, che continua ad aumentare, sia a una crescita della domanda determinata dall’aumento del benessere della popolazione, che può concedersi per esempio di consumare carne più di frequente, di consumare più energia, di acquistare beni di consumo e automobili. Questo determina ovviamente un aumento della domanda idrica, sia per la produzione di energia sia per la produzione di cibo e materiali.
Dall’altro lato le risorse idriche sono più scarse, e anche questo dipende da più fattori: l’inquinamento delle falde le rende inutilizzabili e il cambiamento climatico provoca mutamenti molto significativi.
Aumento della siccità, assenza di piogge, diminuzione della neve in montagna… tutti fenomeni che determinano una grave scarsità di acqua.

Questa situazione porta attori privati o statali a muoversi per potersi arrogare e garantire il diritto di controllare le risorse idriche: il water grabbing, appunto. Un fenomeno che avviene a discapito di altri stati o di comunità più deboli, che non riescono a far sentire la propria voce.

C’è una regolamentazione internazionale al riguardo?

A livello internazionale è stato sancito il diritto all’accesso all’acqua, purtroppo però questo diritto non è stato integrato nel corpus giuridico internazionale e nazionale e molti trattati non lo includono. Per esempio anche il recente Accordo di Parigi non ha una sezione specifica sull’acqua, nonostante questo sia uno degli elementi attraverso cui si esprime maggiormente il cambiamento climatico.
A livello nazionale, nella stragrande maggioranza dei Paesi manca un inquadramento costituzionale a cui faccia seguito un inquadramento giuridico che sancisca l’accesso all’acqua come un diritto umano. In alcuni casi ci sono leggi specifiche su alcuni aspetti legati all’acqua, come la gestione dei bacini transfrontalieri.

Quella legale è sicuramente una delle principali sfide da affrontare per garantire il diritto all’acqua a livello globale, sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. In Italia si è recentemente riacceso il dibattito sulla riforma della legge sull’acqua pubblica: ci sono state due proposte che hanno chiesto di riformare il sistema nazionale, come hanno chiesto anche i cittadini con un referendum popolare.

A proposito della situazione italiana, il nostro Paese quest’anno deve fare i conti con una siccità molto grave, soprattutto al Nord, e secondo i meteorologi non ci sono piogge significative all’orizzonte. Quali potranno essere le conseguenze socio-economiche in un Paese e su un territorio come il nostro?

Il tema della siccità ha un’importanza grandissima dal punto di vista strategico ed economico. Abbiamo avuto un assaggio dei suoi effetti recentemente, soprattutto nel 2017, quando la siccità prolungata in alcune regioni ha spinto all’utilizzo di molte riserve idriche. Penso per esempio alla situazione che si è creata tra Veneto e Trentino, dove il Trentino ha dovuto ridurre la produzione idroelettrica, quindi una fonte di energia pulita, per lasciare l’acqua necessaria alla agricoltura veneta. L’Italia ha una legge che riconosce la priorità dell’uso alimentare dello sfruttamento delle risorse idriche, giustamente.

L’Italia potrebbe ritrovarsi in situazioni simili, con un impatto importante soprattutto a livello regionale, anche su settori che non vengono coinvolti direttamente: se il Trentino per esempio utilizza tutte le riserve idriche per l’agricoltura si ritrova senza invasi per l’energia idroelettrica e senza le riserve necessarie a sostenere l’industria del turismo.
È sempre più importante creare una politica agricola nazionale che vada verso colture idro-efficienti, verso l’innovazione delle infrastrutture, il risanamento delle perdite della rete idrica – a livello nazionale abbiamo una perdita di risorse idriche attraverso le infrastrutture e le tubature che supera ancora il 40%.
Serve continuare a discutere su come rendere prioritarie le infrastrutture necessarie all’aumento delle riserve idriche in situazioni d’emergenza.

Quest’anno la Giornale Mondiale dell’Acqua è di venerdì, un giorno che è diventato particolarmente significativo dal punto di vista delle questioni legate all’ambiente e ai cambiamenti climatici. Secondo te è cresciuta la sensibilità dell’opinione pubblica su queste tematiche? E avrà un impatto anche sulla questione idrica?

Credo sia importante il fatto che ci sia stato un segnale dal basso, soprattutto da parte dei più giovani, sui temi ambientali in generale e nello specifico sul clima. Dopo aver spinto per una maggiore consapevolezza sul tema, ora tocca ai decisori agire.
L’opinione pubblica non può avere la coscienza e le competenze su tematiche come la questione idrica avanzata e l’andamento dei cambiamenti climatici. Può sicuramente adottare delle azioni locali semplici nel cambiare il proprio stile di vita e può chiedere con forza ai politici di agire su queste tematiche, e di non rimanere in silenzio. Penso sia importante fidarsi della scienza e chiedere un’azione politica concreta, oltre che intraprende azioni quotidiane a livello privato, che vadano a ridurre l’impatto ambientale ma anche sociale, perché sono sempre correlate le due cose.

Emanuele Bompan ci ha poi fatto un annuncio importante: il 22 marzo, proprio in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, verrà ufficializzata la nascita di WGO, Water Grabbing Observatory, il primo osservatorio internazionale sui temi di sicurezza e accaparramento idrico legati a cambiamenti climatici, servizi ambientali del pianeta e diritti umani.
“L’Osservatorio” – ci ha spiegato Bompan – “avrà lo scopo di monitorare in tutto il mondo i fenomeni di accaparramento idrico, si batterà per richiedere riforme legislative inerenti a questi temi e soprattutto per offrire un’informazione di qualità. Lavoreremo con un gruppo multidisciplinare per portare queste tematiche sempre di più all’attenzione del pubblico e dei decision maker“.

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Valeria Capettini

Sono nata a Milano nel 1991 e sono da sempre appassionata di giornalismo e scrittura. Dal 2016 lavoro con Meteo Expert, un’esperienza che mi ha insegnato tanto e che mi ha permesso di avvicinarmi all’affascinante mondo della meteorologia e della climatologia, offrendomi l’eccezionale opportunità di lavorare fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore. Dopo essermi diplomata al liceo classico, nel 2014 mi sono laureata in Lettere moderne con una tesi sul Giornalismo e sul ruolo dei social media in questo mondo. Nel 2017 mi sono laureata in Comunicazione per l’impresa, i media e le organizzazioni complesse con una tesi sulla brand personality.

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