Il caldo è per tutti, la protezione no
Nell'Europa delle estati record emerge una nuova frattura sociale: tra chi può permettersi di restare al fresco e chi è costretto a convivere con temperature sempre più pericolose
L’ondata di calore che sta investendo l’Europa occidentale in questo giugno 2026 non è soltanto un fenomeno meteorologico estremo, è anche uno specchio delle crescenti disuguaglianze sociali che il cambiamento climatico sta amplificando.
In un editoriale pubblicato dal New York Times nell’agosto 2025, il giornalista ambientale Jeff Goodell ha descritto la nuova frattura sociale prodotta dalle temperature estreme con un’immagine efficace: quella tra i “cooled” e i “cooked“, i raffrescati e i cotti. Da una parte ci sono coloro che possono contare su case ben isolate, aria condizionata, luoghi di lavoro climatizzati e risorse economiche sufficienti per sostenere i costi energetici. Dall’altra, milioni di persone che affrontano il caldo in abitazioni surriscaldate, spesso senza sistemi di raffrescamento adeguati, esponendosi a rischi sanitari sempre maggiori. Quella che Goodell descriveva per gli Stati Uniti è una realtà sempre più evidente anche in Europa e in Italia.
In Italia quasi una famiglia su due è ancora senza climatizzazione
L’ultima indagine Istat disponibile sulle dotazioni energetiche delle famiglie mostra che nel 2024 il 56% delle famiglie italiane disponeva di almeno un sistema di condizionamento dell’aria. Il dato è in forte crescita rispetto al 48,8% del 2021 e al 29,4% del 2013, ma implica anche che il 44% delle famiglie non possiede ancora alcun sistema di raffrescamento domestico. La diffusione dei climatizzatori non è uniforme sul territorio nazionale. Le pompe di calore e i sistemi caldo-freddo risultano molto più diffusi nelle Isole e nel Nord-Est, mentre altre aree del Paese presentano livelli inferiori di copertura.
Se da un lato il numero di abitazioni climatizzate è in aumento, dall’altro il possesso di un condizionatore non coincide necessariamente con la possibilità di utilizzarlo senza preoccupazioni economiche.
Il peso della povertà energetica in una crisi climatica e sanitaria
Secondo le più recenti stime dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), nel 2024 circa 5,3 milioni di italiani, pari a circa 2,4 milioni di famiglie, vivevano in condizioni di povertà energetica. Si tratta di nuclei che faticano ad accedere ai servizi energetici essenziali, riscaldamento in inverno, raffrescamento in estate, illuminazione e utilizzo degli elettrodomestici, a costi sostenibili rispetto al proprio reddito. La questione è destinata a diventare ancora più rilevante. Mentre le temperature estreme aumentano, cresce anche il fabbisogno energetico necessario per mantenere condizioni di vita accettabili all’interno delle abitazioni.
Le ondate di calore rappresentano già oggi uno dei fenomeni meteorologici più letali al mondo. Le temperature elevate colpiscono soprattutto anziani, bambini, lavoratori esposti all’aperto e persone con patologie croniche. A rendere più grave la situazione è il fatto che gli eventi estremi stanno arrivando sempre prima nella stagione. Mathieu Vrac, climatologo del CNRS francese, sottolinea come un’ondata di calore di questa intensità già nel mese di giugno rappresenti un segnale particolarmente allarmante. Le società, i servizi sanitari e perfino i piani di emergenza continuano infatti a essere calibrati sulle tradizionali settimane centrali dell’estate, mentre il calendario climatico si sta rapidamente spostando.
Il rischio di una nuova disuguaglianza climatica
La crescita delle temperature estreme ha trasformato il condizionamento dell’aria da semplice comfort a infrastruttura essenziale per la salute pubblica.
Per decenni il dibattito sul cambiamento climatico si è concentrato soprattutto sulla riduzione delle emissioni. Oggi emerge con sempre maggiore evidenza un secondo problema: l’accesso all’adattamento. Chi può permettersi abitazioni efficienti, climatizzatori moderni e bollette sostenibili dispone di una forma di protezione che milioni di altre persone non hanno. In questo senso il cambiamento climatico non crea soltanto nuovi rischi ambientali, ma amplifica anche le disuguaglianze economiche esistenti.
L’ondata di calore di questi giorni mostra con chiarezza questa trasformazione. Non si tratta più soltanto di capire quanto aumenteranno le temperature nei prossimi decenni. La domanda diventa sempre più concreta e urgente: chi avrà gli strumenti per sopravvivere alle estati nell’era della crisi climatica?