El Niño è ufficialmente iniziato. Cosa dobbiamo aspettarci?
Dopo l’evento di forte intensità del 2023-24, anche quest’anno il fenomeno naturale in grado di alterare le temperature e i regimi di precipitazione a livello globale sta rapidamente evolvendo e probabilmente il prossimo inverno raggiungerà la massima categoria di intensità. Di cosa si tratta? Quali potrebbero essere i suoi effetti? Come viene monitorato?
Dopo settimane di monitoraggio delle condizioni oceaniche e atmosferiche del Pacifico equatoriale, l’11 giugno scorso la National Oceanic and Atmospheric Administration e il Bureau of Meteorology hanno ufficialmente comunicato l’inizio del fenomeno noto come “El Niño”. Secondo le ultime proiezioni modellistiche, nei prossimi mesi El Niño continuerà a rafforzarsi, con la probabilità del 63% che tra novembre e gennaio diventi uno dei più intensi eventi registrati dalla metà del secolo scorso. Ma cos’è El Niño? Quali potrebbero essere i suoi effetti? Come viene valutato? Approfondiamo.
El Niño, la fase calda del più importante ciclo climatico naturale della Terra
El Niño è la fase calda di una oscillazione della temperatura della superficie del mare e della pressione atmosferica sovrastante che si verifica nel Pacifico equatoriale con un periodo di 2-7 anni. Questa oscillazione, nota come ENSO (El Niño-Southern Oscillation), è considerata il più importante ciclo climatico naturale della Terra, in grado di alterare la temperatura, i venti e i regimi pluviometrici a livello globale. La sua fase fredda è comunemente chiamata “La Niña”.
Le cause esatte che innescano un evento caldo o freddo di ENSO non sono del tutto note, ma chiaramente le sue due componenti – la temperatura della superficie del mare e la pressione atmosferica – sono strettamente correlate fra loro.
Durante un episodio di El Niño, sul Pacifico tropicale orientale la pressione atmosferica risulta inferiore alla norma, mentre sull’Indonesia e sull’Australia settentrionale si osservano valori superiori alla norma, con conseguente indebolimento degli alisei, i venti orientali che convergono sul Pacifico equatoriale. Questo a sua volta rallenta la corrente oceanica che allontana l’acqua superficiale dalla costa occidentale del Sud America e ostacola la risalita di acqua fredda e ricca di nutrienti dalle profondità oceaniche, permettendo all’acqua superficiale calda di accumularsi nella parte orientale del bacino.
Anomalie della temperatura delle acque superficiali del mare 1-7 giugno 2026. Crediti ESA
Il riscaldamento anomalo dell’aria sul Pacifico centrale e orientale modifica le caratteristiche della circolazione generale dell’atmosfera, con conseguenti anomalie persistenti di temperatura e precipitazioni in vaste aree del pianeta.
Il nome “El Niño” (il bambino, in spagnolo) è stato coniato nel XIX secolo dai pescatori peruviani che osservavano l’arrivo della “corrente calda” intorno a Natale: questo fenomeno raggiunge infatti la sua massima intensità tra la fine dell’autunno e l’inverno, in particolare nel trimestre novembre-gennaio.
Gli effetti diretti e indiretti di El Niño
Ogni evento di El Niño è unico. I suoi effetti variano a seconda dell’intensità, della durata, del periodo dell’anno e di come interagisce con altre variabili climatiche. Non tutte le regioni del mondo ne sono colpite direttamente e, anche all’interno di una stessa regione, gli impatti possono essere diversi.
Tra gli effetti diretti, le anomalie pluviometriche più significative includono un netto aumento delle precipitazioni lungo le coste dell’Ecuador e del Perù settentrionale, nel Brasile meridionale, nell’Argentina centrale, nell’Africa orientale equatoriale, nonché nel Golfo del Messico e lungo la costa sud-orientale degli Stati Uniti, dove le tempeste possono risultare più intense. Nell’estate boreale (giugno-agosto) le piogge possono essere particolarmente abbondanti sul Cile centrale.
Al contrario, condizioni più secche della norma possono interessare l’Australia settentrionale, l’Indonesia e le Filippine, il Sud America settentrionale, l’America Centrale e l’Africa meridionale durante l’inverno boreale, l’Australia orientale tra giugno e agosto. Durante l’estate boreale, le piogge del monsone indiano sono inferiori alla norma, soprattutto nell’India nord-occidentale, con gravi conseguenze sui raccolti. In questo periodo dell’anno, l’acqua calda di El Niño può inoltre alimentare gli uragani nell’Oceano Pacifico centro-orientale, mentre ne può ostacolare la formazione nel settore atlantico.

Sul fronte delle temperature, nel periodo invernale boreale le anomalie più rilevanti vedono valori superiori alla norma nei settori sudorientali del Brasile, dell’Africa, dell’Asia e dell’Australia, in Giappone, e anche nell’Alaska meridionale e nel Canada occidentale e centrale, regioni, queste ultime, esposte all’afflusso di aria insolitamente calda associata a sistemi di bassa pressione più intensi del normale sul Pacifico settentrionale. Nello stesso periodo dell’anno, lungo la costa del Golfo degli Stati Uniti possono essere registrate temperature insolitamente basse. Tra giugno ed agosto, infine, la costa occidentale del Sud America e il Brasile sudorientale sperimentano condizioni di caldo anomalo.
E in Europa?
Il Vecchio Continente non è esposto alle conseguenze dirette di El Niño, ma subisce gli effetti indiretti dell’ulteriore accumulo di calore e di vapore acqueo, che si traduce in una maggiore probabilità che si sviluppino eventi meteorologici estremi. La sua influenza comincerà a manifestarsi in modo debole in autunno, per poi intensificarsi tra l’inverno e la primavera del 2027. Le intense e prolungate ondate di calore attuali non dipendono da El Niño, ma dalle consuete configurazioni anticicloniche di matrice subtropicale e dal riscaldamento globale provocato dalle attività umane.
Come si misura El Niño? Monitoraggio, previsione e classificazione con il nuovo indice RONI
La valutazione, il monitoraggio e la previsione delle condizioni dell’ENSO si basano principalmente sulla anomalia relativa della temperatura superficiale del mare nella regione Niño 3.4 dell’Oceano Pacifico centrale, la porzione di mare compresa tra 5°N e 5°S di latitudine, e tra 120°O e 170°O di longitudine. Questa anomalia è calcolata sottraendo lo scostamento dai valori climatici 1991-2020 della temperatura della superficie del mare di tutta la fascia oceanica tropicale dall’anomalia termica della regione Niño 3.4.

La media mobile trimestrale di tale anomalia relativa è il Relative Oceanic Niño Index (RONI). Valori pari o superiori a +0,5 °C per almeno un trimestre sono indicativi di condizioni di fase calda dell’ENSO (El Niño), mentre valori inferiori o uguali a -0,5 °C sono associati a condizioni di fase fredda (La Niña). Se l’indice RONI presenta condizioni di fase calda o fredda per almeno cinque trimestri consecutivi, si parla ufficialmente di evento di El Niño o di evento di La Niña. Il RONI è stato introdotto dalla NOAA nel febbraio 2026 in sostituzione del tradizionale Oceanic Niño Index (ONI) per eliminare l’interferenza del riscaldamento globale. L’ONI, basato solo sulle anomalie della regione Niño 3.4, senza il filtro dell’anomalia dell’intera fascia oceanica tropicale rischiava infatti di sovrastimare gli episodi di El Niño, o non identificare correttamente La Niña, a causa dell’aumento delle temperature oceaniche a livello globale.
Valori del RONI compresi fra +0,5°C e +1°C sono sintomo di un El Niño debole, valori compresi fra +1°C e 1,5°C indicano una intensità moderata, fra +1,5 e +2°C una intensità forte, oltre la soglia di +2°C El Niño è classificato come molto forte. Per La Niña vale la stessa regola, ma con valori negativi.

Eventi molto forti di El Niño si sono verificati più volte negli ultimi decenni. Dal 1950 al 2025, fasi calde così intense sono state registrate nelle stagioni 1972/73, 1982/83, 1991/92, 1997/1998, 2015/16. Il più recente evento di El Niño risale al 2023/24 ed è stato di forte intensità.
L’episodio di El Niño ufficialmente iniziato quest’anno sta evolvendo molto velocemente e sembra avere tutte le carte in regola per trasformarsi in un evento di eccezionale intensità. Al suo culmine, atteso tra novembre 2026 e gennaio 2027, c’è una probabilità del 63% che raggiunga la categoria “molto forte”.

Come la NOAA avverte, l’intensità di un evento di El Niño o di La Niña non è direttamente proporzionale all’entità dei suoi effetti: eventi forti di El Niño o La Niña non sono necessariamente associati ad un maggiore impatto sul tempo e il clima di una determinata zona, possono semplicemente aumentare la probabilità che tali effetti si verifichino.
Resta comunque l’incertezza e la preoccupazione per ciò che potrebbe accadere quando un “super El Niño” prenderà per mano un pianeta già provato da anomalie termiche estreme.