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Il 6 settembre è ricorso il Plastic Overshoot Day 2026: un allarme importante per il Pianeta

È arrivato il momento dell’anno in cui la quantità di rifiuti plastici generati a livello globale supera la capacità mondiale di gestirli in modo sostenibile

Il 6 settembre 2026 ha segnato una data critica per il calendario ambientale: il Plastic Overshoot Day. Questo giorno identificato dall’organizzazione svizzera no profit Earth Action for Impact, rappresenta il momento dell’anno in cui la quantità di rifiuti plastici generati a livello globale supera la capacità mondiale di gestirli in modo sostenibile. Secondo le elaborazioni dell’associazione circa un terzo (31,6%) della plastica prodotta e consumata nel mondo sarà gestita in modo improprio: si tratta di circa 72 milioni di tonnellate di rifiuti destinati a contaminare gli ecosistemi. 12 Paesi da soli tra cui Cina, Russia, India, Brasile e Messico, sono responsabili del 60% di questi rifiuti mal gestiti e 2/3 della popolazione mondiale vive già in territori dove la produzione di rifiuti supera la capacità locale di smaltirli in sicurezza.

Foto di Pete Linforth da Pixabay

Italia meglio della media ma non basta

Il nostro Paese si colloca in una posizione intermedia: il Plastic Overshoot Day nazionale cade il 5 novembre, più tardi rispetto alla media globale ma ancora lontano dalle performance migliori di nazioni come Svizzera, Francia e Spagna. Con circa 61 kg di rifiuti plastici pro capite all’anno, l’Italia rientra tra gli “Overloaders”: Paesi che generano volumi elevati di plastica. Negli ultimi anni la data globale si è spostata leggermente in avanti, segno di un piccolo miglioramento nella gestione. Ma questo progresso è annullato dall’aumento continuo della produzione: negli ultimi 5 anni i rifiuti plastici gestiti in modo inadeguato sono cresciuti di oltre 3 milioni di tonnellate. Senza interventi a monte che riducano produzione e consumo, il volume di plastica destinata a disperdersi nell’ambiente potrebbe quasi raddoppiare entro il 2040.

Foto di EKM-Mittelsachsen da Pixabay

Una minaccia non solo per l’ambiente ma anche per la salute

L’inquinamento da plastica non è solo un problema ecologico. Micro e nanoplastiche sono state trovate in organi e tessuti umani, tra cui cervello, placenta, sistema cardiovascolare e apparato riproduttivo. Restano ancora da chiarire gli effetti a lungo termine ma cresce l’attenzione anche sulle migliaia di sostanze chimiche usate nella produzione della plastica, molte delle quali potenzialmente nocive. Un esempio concreto è quello dei PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche); dal 12 agosto 2026 è in vigore nell’Unione Europea il divieto di immettere sul mercato imballaggi alimentari che contengano queste sostanze oltre i nuovi limiti di sicurezza stabiliti dalle norme PPWR (il regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti derivati).

 

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Le attività umane stanno superando la capacità del Pianeta di assorbirne gli impatti

Il Plastic Overshoot Day non è un’emergenza isolata ma un segnale chiaro di come le attività umane stiano superando la capacità del Pianeta di assorbirne gli impatti. Per invertire la rotta, secondo il WWF, è necessario ridurre la produzione di plastica vergine, eliminare progressivamente le sostanze chimiche più pericolose, progettare prodotti pensati per il riuso e un riciclo effettivo, rafforzare la responsabilità dei produttori lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. Un ruolo decisivo spetta alle città, dove si concentrano consumi e rifiuti. Investire in prevenzione, riuso, raccolta differenziata di qualità e infrastrutture efficienti significa bloccare l’inquinamento alla fonte, prima che la plastica raggiunga fiumi e mari.

Foto di Hans da Pixabay

Il 6 settembre non è solo una data simbolica: è un richiamo

“Invertire questa tendenza richiede un cambiamento profondo nelle strategie e nei modelli produttivi. È necessario ridurre la produzione di plastica vergine, eliminare progressivamente le sostanze chimiche più pericolose, progettare prodotti per essere riutilizzati e realmente riciclati e rafforzare la responsabilità dei produttori lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti” ha dichiarato Giorgio Bagordo, Plastic Senior Expert del WWF Italia.

Foto di Pete Linforth da Pixabay

Il WWF ribadisce inoltre l’appello ai governi perché riprendano i negoziati per un Trattato globale sulla plastica ambizioso e giuridicamente vincolante, capace di intervenire sull’intero ciclo di vita del materiale e non solo sulla gestione dei rifiuti a valle. Il 6 settembre non è solo una data simbolica, è un richiamo: se non riduciamo la produzione alla fonte e non cambiamo modello, la plastica continuerà a superare i limiti del Pianeta.

Stefania Andriola

Lavoro in redazione da febbraio 2010. Mi piace definirmi “giornalista, scrittrice e viaggiatrice”. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse; amo correre, andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate ma anche leggere un buon libro. Al mattino mi sveglio sempre con un’idea: cercare di aggiungere ogni giorno un paragrafo nuovo e interessante al libro della mia vita e i viaggi riempiono le pagine che maggiormente amo. La meteorologia per me non è solo una scienza ma è una passione e un modo per ricordarmi quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. Non possiamo chiudere gli occhi e dobbiamo pensare a dare il nostro contributo per salvaguardare il Pianeta. Bastano piccoli gesti.

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