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COP26 verso l’accordo finale, diffusa la seconda bozza: i punti chiave

La COP26 è giunta ieri al suo ultimo giorno di negoziati, ma i Paesi stanno ancora lavorando per giungere all'accordo finale: intanto è stata diffusa la seconda bozza

La COP26 ieri è giunta al suo ultimo giorno di negoziati, ma l’accordo finale non è stato ancora raggiunto. Il risultato ufficiale potrebbe essere svelato nella giornata odierna o anche domani. Intanto, è stata resa pubblica una seconda bozza di accordo dopo la prima che aveva fatto molto discutere (ne abbiamo parlato a questo link).
Ci sono alcune disposizioni chiave, come quella che invita i paesi a tornare al tavolo dei negoziati il ​​prossimo anno perché gli attuali obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra sono inadeguati per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. C’è anche un riferimento all’eliminazione graduale dei sussidi al carbone e ai combustibili fossili.

COP26, nonostante i passi in avanti siamo ancora lontani da un futuro ad emissioni zero

COP26, seconda bozza di accordo: i punti chiave in sintesi

Nella notte è uscita la seconda bozza dell’accordo finale della COP26 di Glasgow, rivisitata con le osservazioni dei ministri. Rispetto alla bozza precedente, rimangono tre punti chiave: l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale sotto gli 1,5°C dai livelli pre-industriali; tagliere le emissioni di anidride carbonica del 45% entro il 2030 e arrivare all’obiettivo di zero emissioni nette di CO2 intorno alla metà del secolo. Rimane anche la richiesta di profonde riduzioni nelle emissioni di gas serra che non sono anidride carbonica. In questa seconda bozza rimane inoltre la richiesta di aggiornamento al prossimo anno sugli obiettivi di decarbonizzazione per tutti i Paesi che non lo hanno ancora fatto.

Il riferimento all’eliminazione graduale dei sussidi al carbone e ai combustibili fossili

Anche nella seconda bozza il riferimento ai sussidi fossili risulta avere un linguaggio troppo morbido. Mentre il primo degli otto punti parla di “scienza e urgenza“, sottolineando la necessità di mettere a disposizione la “migliore scienza disponibile” per un’azione e una politica per il clima efficaci, il paragrafo sulla mitigazione è piuttosto debole. Il testo mantiene un linguaggio chiave su quanto le emissioni debbano essere ridotte in questo decennio, sottolineando ancora una volta quanto l’azione sia cruciale, anche per quanto riguarda “profonde riduzioni dei gas serra diversi dall’anidride carbonica“.

E ancora: “Invita le parti ad accelerare lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie e l’adozione di politiche per la transizione verso sistemi energetici a basse emissioni, anche aumentando rapidamente la produzione di energia pulita e accelerando l’eliminazione graduale dell’energia a carbone senza sosta e delle sovvenzioni inefficienti per i combustibili fossili”. In nessun testo precedente si era fatto riferimento esplicito a un’eliminazione graduale dei sussidi al carbone o ai combustibili fossili e questo dunque può essere letto come un segnale.

Un’altra controversia: più attenzione all’argomento “perdite e danni” ma nessun riferimento alla data del primo finanziamento ai Paesi poveri

Nel paragrafo “perdite e danni“, la seconda bozza di accordo finale “riconosce che il cambiamento climatico ha già causato e causerà sempre più perdite e danni e che, con l’aumento delle temperature, gli impatti degli eventi climatici e meteorologici estremi, nonché gli eventi a insorgenza lenta, rappresenteranno una minaccia sociale, economica e ambientale sempre maggiore“. La sezione sull’adattamento è stata notevolmente ampliata rispetto alla prima bozza e questo sicuramente è un buon segnale per i Paesi poveri, ma di fatto è sparito l’invito ad attivare entro il 2023 il fondo da 100 miliardi di dollari all’anno per i paesi meno sviluppati.

Il secondo testo, infatti, “esorta le parti dei paesi sviluppati a fornire un sostegno rafforzato, anche attraverso risorse finanziarie, trasferimento di tecnologia e sviluppo di capacità, per assistere i paesi in via di sviluppo per quanto riguarda sia la mitigazione che l’adattamento, in continuazione dei loro obblighi esistenti ai sensi della Convenzione e dell’accordo di Parigi. E incoraggia le altre Parti a fornire o continuare a fornire tale supporto volontariamente”.

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Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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