Energia

Per ridurre la dipendenza dal gas russo la politica deve anche decarbonizzare l’edilizia. Il rapporto

L'attuale crisi rende ancora più urgente la decarbonizzazione dell'edilizia, avvertono gli scienziati. E la politica gioca un ruolo chiave

Tra le strade che i governi possono percorrere per ridurre le importazioni di gas dalla Russia ci sono anche interventi sul settore edilizio. Lo afferma il nuovo rapporto pubblicato da Climate Action Tracker, che sottolinea l’importanza di rinnovare questo settore anche per ridurre le emissioni di gas climalteranti.

L’edilizia è infatti responsabile di un quinto di tutte le emissioni globali, ma rispetto ad altri settori delle nostre economie nella maggior parte dei casi non viene presa in considerazione nelle strategie volte a contrastare la crisi climatica. Eppure, di cose da fare per decarbonizzare l’edilizia ce ne sono, afferma il gruppo di ricerca scientifica, e oggi gli interventi sono resi ancora più urgenti dalla necessità di ridurre la nostra dipendenza dal gas proveniente dalla Russia.

È urgente che, dove possibile, i governi evitino di investire in nuove infrastrutture del gas. «Nuovi investimenti nel gas bloccherebbero il settore su questo combustibile insostenibile per decenni», avverte Climate Action Tracker, secondo cui servono misure diverse, come l’obbligo di pompe di calore per le nuove costruzioni o il divieto del loro collegamento alla rete del gas. «La gamma di tecnologie necessarie per ottenere la decarbonizzazione del settore edile è già matura e ampiamente disponibile, è la loro diffusa adozione che si sta rivelando sfuggente».

Decarbonizzare l’edilizia e conquistare l’indipendenza dal gas della Russia: il rapporto di Climate Action Tracker

Il rapporto di Climate Action Tracker si intitola Decarbonizzare gli edifici: raggiungere le zero emissioni per riscaldamento e raffrescamento. Nata con lo scopo di esaminare i fattori chiave che ci permetterebbero di ridurre le emissioni nel settore edilizio, l’analisi è stata pubblicata giovedì 10 marzo in un momento che la può rendere particolarmente preziosa per affrancarsi dall’importazione di gas dalla Russia

L’uso diretto e indiretto del gas, che come sottolineano gli scienziati rappresenta un combustibile fossile, è uno dei fattori chiave che contribuiscono alle emissioni degli edifici e deve essere ridotto di almeno il 65% entro il 2040. Anche prima del caos provocato dall’aggressione della Russia in Ucraina il costo del gas era in crescita, e in molti paesi è arrivato a livelli record. Enorme il peso per i costi del riscaldamento e del raffrescamento delle case, in una situazione che colpisce in modo più duro le famiglie a basso reddito e aggrava ulteriormente la cosiddetta povertà energetica. Il problema del gas, sottolinea Climate Action Tracker, «ora è diventato critico di fronte alla guerra della Russia contro l’Ucraina».

Può interessarti anche:

Energia, la nuova strategia dell’Europa per smarcarsi dalla dipendenza del gas russo

Rinnovabili bloccate dalla burocrazia ma l’Italia potrebbe raggiungere l’indipendenza elettrica entro il 2030

Stop al gas dalla Russia: 10 mosse per liberare l’Europa dal ricatto russo

«Questa settimana, la Commissione europea ha annunciato misure per ridurre la sua dipendenza dal gas della Russia, comprese alcune delle azioni che menzioniamo in questo rapporto, come il passaggio dal gas alle pompe di calore», ha affermato la dottoressa Louise Jeffery del NewClimate Institute, una delle le due organizzazioni consortili di Climate Action Tracker.
«Tutte le azioni proposte devono essere più forti e più rapide, per ridurre efficacemente la dipendenza dal gas e tagliare le emissioni. È ora necessaria un’azione concertata per accelerare la transizione a lungo termine verso edifici ben isolati, alimentati da energie rinnovabili e pompe di calore. Abbassare i termostati può ridurre immediatamente la dipendenza dal gas», avverte Jeffery.

La scienziata ha sottolineato anche che «i governi devono assumere un ruolo chiave nella decarbonizzazione di questo settore, anche a causa dell’ampia varietà di attori coinvolti, dalle banche a promotori immobiliari, architetti, appaltatori e proprietari terrieri». Serve «regolamentare, incentivare e facilitare questa trasformazione», ha aggiunto.

Perché si possano raggiungere gli obiettivi posti dall’accordo di Parigi è necessario che le emissioni degli edifici che utilizziamo diminuiscano del 90-95 per cento entro il 2040, per poi arrivare a una completa decarbonizzazione del settore entro il 2050. Si tratta di traguardi ambiziosi, ma anche dal loro raggiungimento dipenderà il nostro futuro.

Il ruolo chiave della politica

Ridurre le emissioni dell’edilizia e liberarsi dalla dipendenza dal gas della Russia è una sfida complessa e richiede l’intervento della politica: «i governi si trovano in una posizione unica per attuare il cambiamento – sottolinea il rapporto -, perché possono influenzare molti degli attori coinvolti e impostare la direzione generale dell’economia verso la decarbonizzazione».

Una delle difficoltà che la politica deve affrontare per contrastare le emissioni del settore edilizio riguarda la sua diversità e complessità, e si rende necessario un mix di misure ad hoc da stilare a livello locale per gli edifici esistenti e quelli nuovi. Questo mix deve combinare più strategie diverse, affermano gli scienziati: dai regolamenti edilizi agli incentivi fiscali e i sussidi, passando anche per la formazione necessaria a creare una forza lavoro qualificata.

Secondo gli esperti, è necessario che la politica e i governi agiscano a livello nazionale, regionale e locale in tre passaggi chiave:

  1. Stabilire una visione chiara e obiettivi climatici per il settore edilizio.
  2. Sviluppare una strategia dettagliata per la decarbonizzazione a livello nazionale, regionale o locale.
  3. Rendere operativo il piano con un’ampia serie di politiche che regolano, facilitano e incentivano la transizione.
Crediti: Climate Action Tracker

Il rapporto ha analizzato il lavoro che la politica ha svolto finora e non ha trovato «un solo paese sulla strada giusta». Tuttavia, sono emerse diverse strategie promettenti in sviluppo, a livello nazionale ma anche cittadino.
Un esempio positivo arriva dalla Svezia, che sta lavorando ormai da decenni a una strategia di decarbonizzazione nell’edilizia ha contribuito a raggiungere un riscaldamento degli edifici altamente efficiente ed elettrificato. «La Svezia fornisce alcuni ottimi spunti su come i governi possono affrontare questo importante settore», ha spiegato Ryan Wilson di Climate Analytics.

Il rapporto completo di Climate Action Tracker è disponibile, in inglese, a questo link.

Le ultime notizie:

Trattato Plastica. Wakhungu, ex ministro dell’ambiente del Kenya: “passo importante, ma il 2024 è troppo tardi”

Torna l’Ora della Terra: un’ora a luci spente per un futuro più giusto e sostenibile. Le cose da sapere

Emissioni di CO2, nel 2021 abbiamo raggiunto un nuovo record

Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

Articoli correlati

Back to top button
Abilita notifiche OK No grazie