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L’Europa ha trovato l’accordo sulla Politica Agricola: per Bruxelles un progresso, per gli ambientalisti un disastro. Il punto

Dopo 3 anni di negoziazioni, venerdì 25 giugno il Consiglio e il Parlamento europeo hanno trovato l’accordo sul futuro della PAC, la Politica Agricola Comune. L’accordo attualmente è ancora provvisorio: il via libera ufficiale arriverà con l’approvazione dei ministri dell’agricoltura dell’UE in occasione della prossima sessione del Consiglio “Agricoltura e Pesca”, che si terrà lunedì 28 giugno e martedì 29, ma non ci si aspettano colpi di scena.

Se può sembrare un argomento che riguarda solo le categorie legate al mondo dell’agricoltura, la PAC in realtà influenza tutti i cittadini europei sotto numerosi aspetti.
Uno di questi è quello economico: secondo i dati resi noti dal Consiglio Europeo la politica agricola comune, da sola, rappresenta circa un terzo dell’intero bilancio dell’UE (il 38 per cento) e si stima che costi intorno a 30 centesimi al giorno a ogni cittadino europeo.
Tra le altre cose, la PAC ha effetti anche sulla qualità e i prezzi degli alimenti che acquistiamo, sulla tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, e sulle emissioni che produciamo.

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Unsplash/Spencer Pugh

La PAC riunisce un insieme di leggi che riguardano il sostegno diretto agli agricoltori, l’organizzazione comune dei mercati e lo sviluppo rurale.

Più nei dettagli, le misure relative al sostegno diretto hanno lo scopo di garantire che:

  • gli agricoltori ricevano un sostegno al reddito quando coltivano i propri terreni agricoli nel rispetto delle norme in materia di sicurezza alimentare, ambiente e benessere degli animali;
  • gli Stati membri dell’UE mantengano attività agricole adatte alla loro situazione climatica o geografica;
  • i produttori reagiscano ai segnali del mercato in modo da produrre i beni richiesti dai consumatori, consentendo di massimizzare i loro profitti;
  • gli agricoltori che non soddisfano alcuni requisiti in materia di salute pubblica, animale e vegetale, ambiente e benessere degli animali possano non ricevere sostegni, o riceverne di inferiori.

Le misure di mercato sono finalizzate a controbilanciare gli effetti dell’elevata volatilità dei prezzi sui mercati agricoli, spiega il Consiglio Europeo, mentre le norme in materia di sviluppo rurale hanno principalmente lo scopo di tutelare le zone e le comunità rurali, proteggendo l’ambiente e assicurando il ricambio generazionale nel settore agricolo.

In un comunicato stampa, il Consiglio Europeo ha annunciato il raggiungimento dell’accordo sul pacchetto di riforme affermando che si apre la strada per «una PAC più semplice, più equa e più verde, che offrirà un futuro sostenibile agli agricoltori europei». Le norme approvate entreranno in vigore nel 2023 e resteranno valide fino al 2027. I negoziati hanno portato a nuove proposte che riguardano principalmente:

  • pagamenti diretti e interventi di sviluppo rurale più mirati e soggetti a programmazione strategica;
  • nuova architettura “verde” basata su condizioni ambientali che gli agricoltori devono rispettare e su misure volontarie supplementari;
  • approccio basato sull’efficacia in base al quale gli Stati membri devono riferire annualmente in merito ai progressi compiuti.

Tra le misure inserite, un passo avanti significativo è rappresentato dall’introduzione della “Condizionalità sociale”, che comporta uno stop ai finanziamenti per gli agricoltori che non rispettano i diritti dei propri dipendenti. Si tratta di una novità importante per contrastare il grave fenomeno del caporalato e la concorrenza sleale verso gli imprenditori che si comportano in modo corretto con i lavoratori.
Questo punto ha tuttavia trovato forti opposizioni nel corso dei negoziati, e alla fine si è giunti a un compromesso per cui l’applicazione della condizionalità sociale sarà solo volontaria fino al 2025 e diventerà obbligatoria in seguito.

Le novità che riguardano la protezione dell’ambiente e la lotta alla crisi climatica risultano decisamente più deludenti, e hanno suscitato le proteste degli ambientalisti.

Greenpeace accusa i leader europei di Greenwashing, per i Verdi «si celebra il funerale del Green Deal»

Sotto questo punto di vista, tra i principali punti deboli della nuova PAC c’è il fatto che una larga parte dei finanziamenti europei continuerà a foraggiare le più grandi aziende agricole, responsabili di un dannoso sfruttamento del terreno e di un’importante fetta delle emissioni di gas serra prodotte nel Continente.
Secondo una ricerca pubblicata da Greenpeace lo scorso autunno, solo gli allevamenti intensivi generano il 17 per cento di tutte le emissioni di gas serra dell’Unione Europea, superando quelle prodotte dalle automobili.

Con le norme precedenti l’80 per cento dei finanziamenti della PAC era finito ad appena il 20 per cento delle aziende, le più grandi d’Europa.  Nella stessa settimana del raggiungimento dell’accordo, la Corte dei Conti europea ha pubblicato un rapporto che denuncia il fallimento della vecchia PAC nel favorire una diminuzione delle emissioni, nonostante 100 miliardi di euro fossero stati stanziati proprio a questo scopo.
Eppure, sembra si sia optato per mantenere lo status quo: per riformare la politica agricola europea era stata proposta l’individuazione di un tetto massimo per i sussidi destinati alle grandi aziende agricole, ma la novità è stata bocciata durante i negoziati.

L’europarlamentare dei Verdi Europei Eleonora Evi ha descritto la nuova PAC come «uno schiaffo alle ambizioni ambientali e climatiche dell’UE e un assegno, pressoché in bianco, alla lobby dell’agribusiness».

Secondo Evi l’accordo conferma «il disastroso status quo in cui grandi aziende agricole, che praticano un modello di agricoltura industriale insostenibile, ricevono la maggior parte dei sussidi della PAC a discapito dei piccoli agricoltori che, lasciati con le briciole, continuano a sparire a vista d’occhio».
Con questa riforma «rischiamo non solo di celebrare il funerale di un già ammaccato Green Deal europeo – commenta Evi -, ma anche di togliere le risorse agricole dalle mani dei nostri agricoltori per consegnarle definitivamente ai grandi conglomerati agricoli».
Una parziale delusione arriva anche dai cosiddetti ecoschemi, ovvero la parte dei pagamenti diretti agli agricoltori che è vincolata a pratiche ecologiche. La proposta di fissare una quota del 30 per cento da destinare agli ecoschemi è stata osteggiata dal Consiglio, che puntava a un ben più modesto 18 per cento. Si è arrivati a un compromesso del 25 per cento.
Tra i punti deboli c’è anche l’assenza di un obbligo per la PAC di essere allineata al Green Deal, e di meccanismi volti a monitorare le responsabilità degli Stati nel deterioramento ambientale.

Altre criticità della riforma sono poi legate agli standard relativi alle condizioni ambientali e agronomiche, per i quali erano state avanzate proposte più rigide di quelle che sono state approvate alla fine dei negoziati, in cui il Consiglio europeo ha spinto per concedere più flessibilità.

allevamento italia
Foto: Greenpeace

La responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, Federica Ferrari, ha detto in un comunicato stampa che «è molto grave che l’accordo raggiunto non tenga conto né degli avvertimenti della scienza, né delle richieste dei piccoli agricoltori, e nemmeno del parere della stessa Corte dei Conti europea, che afferma con chiarezza come negli ultimi dieci anni la PAC abbia fallito nel proteggere la biodiversità e nel contrastare i cambiamenti climatici, mentre i sussidi vengono erogati principalmente alle aziende più grandi, lasciando in difficoltà le piccole».

«Questo accordo segna una continuità rispetto al passato – prosegue Ferrario -, a partire dal finanziamento del sistema degli allevamenti intensivi che, anche a detta della stessa Corte dei Conti, dovrebbe essere orientato a una progressiva diminuzione delle consistenze zootecniche accompagnata da politiche che incoraggino l’adozione di diete a base principalmente vegetale».
«Se la versione finale rimarrà questa sarà ancora più importante avere un Piano Strategico Nazionale ambizioso dal punto di vista ambientale e sociale – sottolinea Greenpeace -, richiesta che rinnoviamo al ministro Patuanelli».

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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