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Livello del mare sempre più alto, in Nord Europa si valutano soluzioni al limite della fantascienza

Al vaglio una soluzione che avrebbe conseguenze molto pesanti sugli ecosistemi del Mare del Nord, ma se non si agisce subito contro i cambiamenti climatici potrebbe rendersi necessaria

Tra le conseguenze dei cambiamenti climatici è già in atto un drammatico innalzamento del livello dei mari, una terribile minaccia per le zone costiere di tutto il mondo. Anche le coste dell’Europa del Nord possono andare incontro a gravi problemi a causa di questo fenomeno e per salvarle si sta prendendo in considerazione un’idea che fino a una manciata di anni fa probabilmente ci sarebbe sembrata assolutamente fantascientifica. Al vaglio degli esperti c’è infatti la realizzazione di due enormi dighe che potrebbero essere realizzate tra Francia e Inghilterra e tra Norvegia e Scozia.

Se n’è occupato uno studio dall’eloquente titolo NEED, The Northern European Enclosure Dam for if climate change mitigation fails (una diga per recintare il Nord Europa nel caso fallisca la mitigazione dei cambiamenti climatici). Pubblicato sul Bulletin of the American Meteorological Society da Sjoerd Groeskamp, del NIOZ Royal Netherlands Institute for Sea Research e dell’università di Utrecht, e da Joakim Kjellsson del GEOMAR Helmholtz Centre for Ocean Research e dell’università Christian-Albrechts-Universitat di Kiel, lo studio propone di costruire «una diga lunga 475 km tra il nord della Scozia e l’ovest della Norvegia e un’altra di 160 km tra il punto ovest della Francia e il sud-ovest dell’Inghilterra».

NEED, The Northern European Enclosure Dam for if climate change mitigation fails, Sjoerd  Groeskamp e Joakim Kjellsson

Due dighe colossali, dunque, che secondo i ricercatori potrebbero «proteggere più di 25 milioni di europei dalle conseguenze di un previsto innalzamento del livello del mare di diversi metri nei prossimi secoli». I costi, valutati in 250 – 500 miliardi di euro, «sono “semplicemente” lo 0,1% del prodotto nazionale lordo, annualmente su 20 anni, di tutti i Paesi che sarebbero protetti da tale diga».

Un progetto di questo tipo deve essere soprattutto «un avvertimento», sottolinea Sjoerd Groeskamp: «rivela l’immensità del problema che incombe sulle nostre teste». Dal punto di vista tecnico, la realizzazione delle dighe è fattibile: come ha spiegato il ricercatore, si possono costruire piattaforme fisse che arrivano a profondità superiori ai 500 metri quindi sarebbe possibile realizzare anche queste strutture. «La profondità massima del Mare del Nord tra Francia e Inghilterra è appena di 100 metri. La profondità media tra Scozia e Norvegia è di 127 metri, con un massimo di 321 metri appena al largo della costa della Norvegia».

I problemi di questo progetto sono relativi soprattutto alle conseguenze gravissime che le dighe avrebbero sull’ecosistema. «La marea scomparirebbe in gran parte del Mare del Nord– ha spiegato Groeskamp –, e con essa verrebbe meno il trasporto di limo e sostanze nutritive. Il mare alla fine potrebbe persino diventare un lago d’acqua dolce. Questo cambierà in modo drastico l’ecosistema, e di conseguenza avrà un forte impatto anche sul settore della pesca».

Tenendo conto anche delle perdite derivate dai danni al settore della pesca e all’aumento dei costi per la navigazione, i costi delle dighe sarebbero enormi. Tuttavia, ha spiegato il ricercatore Joakim Kjellsson, questo progetto potrebbe rivelarsi più economico delle singole misure di protezione costiera nei 15 stati rivieraschi. «L’opzione migliore è quella di agire subito contro i cambiamenti climatici e di impedire che tale soluzione diventi necessaria», ha sottolineato Kjellsson: se nei prossimi decenni non riusciremo a tenere sotto controllo il riscaldamento globale «le generazioni future dovranno affrontare problemi di questa portata, o enormi aree di terra diventeranno inabitabili e milioni di persone dovranno trasferirsi nell’entroterra».

Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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