Politiche

Scienza del clima sotto attacco da parte dell’amministrazione Trump

Il presidente degli Stati Uniti inasprisce l'attacco alla scienza del clima per cambiarne la metodologia e metterne in dubbio le conclusioni

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump inasprisce l’attacco alla scienza del clima. Dopo aver riportato al passato le regolamentazioni ambientali, dopo aver tirato fuori gli Usa dall’Accordo di Parigi e dopo aver trascurato le catastrofiche previsioni sugli effetti dei cambiamenti climatici, ora l’amministrazione Trump sta per scagliare un nuovo attacco. Nei prossimi mesi, rivela il New York Times, la Casa Bianca si ritirerà dagli impegni per frenare le emissioni di gas serra e sferzerà un attacco che potrebbe arrivare a danneggiare la scienza su cui si basano le politiche contro i cambiamenti climatici.

Donald Trump starebbe mettendo mano agli aspetti chiave su cui si fonda il lavoro di agenzie come, ad esempio, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, agenzia del governo federale degli Stati Uniti d’America. Come risultato, parti del governo federale non potranno più adempiere al lavoro più urgente dello studio del clima: riportare gli effetti potenziali del riscaldamento globale e rendere l’idea di come potrebbe essere la Terra a fine secolo se l’economia globale non dovesse abbandonare i combustibili fossili.

Un esempio? Il direttore del United States Geological Survey, James Reilly, incaricato dalla Casa Bianca, ha ordinato che tutti i prossimi report sugli effetti futuri delle emissioni di anidride carbonica pubblicati dall’USGS, vengano realizzati utilizzando modelli climatici computerizzati con proiezioni che non superino l’anno 2040. Prima d’ora le simulazioni si sono spinte fino alla fine del secolo. Potrebbe sembrare una cosa di poco conto ma non lo è. Gli scienziati sono concordi nel dire che gli effetti più evidenti delle emissioni attuali saranno visibili solo dopo il 2040.
Lo scenario futuro di riferimento, dunque, sarebbe totalmente diverso da quello che conosciamo oggi. Il riscaldamento globale, secondo i modelli, dovrebbe tenere un passo costante fino al 2050 per poi subire un evidente cambiamento di passo nei decenni a seguire. Le proiezioni fatte attorno allo ‘scenario peggiore’,  il worst-case scenario, non verranno più inserite nei report che  quindi riporteranno, a detta degli esperti, una visione incompleta e falsamente ottimistica dello scenario futuro.

Secondo il NYT, il vero obiettivo dell’amministrazione Trump non consiste solo nel cambiare la metodologia dell’analisi dei cambiamenti climatici ma nel mettere in dubbio le conclusioni di quest’ultima, creando così un nuovo punto di riferimento per la valutazione del clima e, di conseguenza, delle azioni e iniziative da intraprendere.

Non tutte le agenzie governative hanno avuto però lo stesso “indirizzo”. Un portavoce del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), rispondendo alle domande dei giornalisti riguardanti l’uso di modelli climatici ‘limitati’, ha detto che “al momento non sono stati fatti cambiamenti”.

Insomma, la direzione imposta dall’amministrazione Trump alla lunga danneggerà tutta la comunità scientifica: la perdita di un punto di riferimento governativo del calibro degli Stati Uniti, considerato affidabile fino ad oggi, sarà un danno importante per la ricerca scientifica in tutto il Mondo.

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Silvia Turci

Ho conseguito una laurea specialistica in Comunicazione per l’Impresa, i media e le organizzazioni complesse all’Università Cattolica di Milano. Il mio percorso accademico si basa però sullo studio approfondito delle lingue straniere, nello specifico del francese, inglese e russo, culminato con una laurea triennale in Esperto linguistico d’Impresa. Sono arrivata a Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995) nel 2014 e da allora sono entrata in contatto con la meteorologia e le scienze del clima: una continua scoperta che mi ha fatto appassionare ogni giorno di più al mio lavoro.

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