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Mediterraneo invaso dalle meduse, uno squilibrio provocato dall’uomo: preoccupano le conseguenze

L'invasione di meduse che abbiamo osservato a Trieste e in altre zone d'Italia non è che la spia di un problema molto più vasto

Da diverse settimane vediamo arrivare da Trieste e da altre zone dell’Italia le immagini di quella che sembra una vera e propria invasione di meduse, con la superficie del mare affollata di masse gelatinose. Oltre al Golfo di Trieste, tappeti di meduse sono stati segnalati alle Eolie e in Campania, per esempio.

La spia di un fenomeno su larga scala

Come ci ha spiegato Giovanni Chimienti, Biologo Marino e Zoologo presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, gli esperti ci stanno facendo notare già da diversi anni che tutto il bacino del Mediterraneo sta assistendo a un aumento esponenziale di meduse.

In alcune circostanze – come quelle che si sono verificate di recente a Trieste – i venti spingono le meduse ad accumularsi in una zona ristretta a ridosso delle coste, con l’effetto di rendere particolarmente evidente il fenomeno, sia in Italia che in altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Invasione di meduse in Italia e nel Mediterraneo: cosa succede?

È normale che in questa stagione si assista a un aumento delle meduse nei mari che circondano l’Italia. «È un fenomeno che si chiama bloom, o fioritura, delle meduse», ci spiega il professor Chimienti. «In primavera le acque iniziano a scaldarsi e si arricchiscono di nutrienti preziosi».
A essere anomale sono le dimensioni del fenomeno: «le meduse stanno aumentando in modo esponenziale», conferma Chimienti.

 

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Quali sono le cause?

«Le motivazioni principali sono due, entrambe legate all’attività umana. Innanzitutto c’è un aumento della temperatura dell’acqua, provocato dal riscaldamento globale, che favorisce la riproduzione massiccia delle meduse e anche l’arrivo di specie che non erano tipiche del Mediterraneo. L’altra causa è la sovrapesca, che ha colpito popolazioni di pesci che, specie nella prima fase della loro vita, mangiano le stesse cose di cui si nutrono meduse. Così è venuta meno la competizione, e si è creato uno squilibrio».

Che conseguenze ha questo aumento delle meduse?

«Quando si verificano dei cambiamenti in natura è difficile prevedere tutte le conseguenze, perché i fattori in gioco sono moltissimi. Tuttavia sappiamo che questo fenomeno potrà provocare uno squilibrio significativo, per cui non ci aspettiamo niente di buono per noi esseri umani.

Alcuni degli effetti dell’aumento anomalo delle meduse possono già essere individuati. Sulla natura, per esempio, si osserva una crescita degli organismi che si nutrono di meduse: è il caso delle tartarughe marine ma anche alcuni pesci, come il pesce luna. D’altra parte ci sono popolazioni di pesci che vengono colpite da questo fenomeno, perché le meduse ne mangiano le larve.
Ci sono conseguenze che ricadono direttamente anche sulle attività umane, come la balneazione e alcune pratiche di pesca, in particolare quelle che prevedono l’utilizzo di reti in superficie, reti che vengono intasate dalle meduse».

meduse trieste
Unsplash/Jane Ta

Cosa possiamo fare per migliorare la situazione, o almeno porre un freno a questo fenomeno?

«Come succede quasi sempre quando si ha a che fare con uno squilibrio nella natura provocato dall’uomo, nel momento in cui ci accorgiamo del problema è già tardi per rimediare. In particolare, nel caso delle meduse, è necessario tenere a mente che il loro aumento è solo un sintomo di un problema più vasto, ovvero l’effetto che le nostre azioni hanno sull’ambiente.

Non ha senso eliminare le meduse una a una, serve ridurre la nostra impronta sul pianeta: sappiamo che tutto quello che facciamo ha un impatto, e dobbiamo comportarci di conseguenza.

Quello che possiamo e dobbiamo fare adesso è ridurre le emissioni per limitare l’aumento delle temperature, proteggere gli habitat ancora intatti e garantire una maggiore biodiversità. Anche a livello locale i decisori politici possono fare la differenza, per esempio con la gestione più oculata di certi tipi di pesca. Soprattutto quella industriale può avere un impatto molto grave: nel Mediterraneo la pesca a strascico ha ormai distrutto molti habitat naturali. Servono regole, e serve che tutti si impegnino, anche i cittadini: se ognuno adottasse comportamenti sostenibili la differenza sarebbe evidente».

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Dal 2021 sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore. La crisi climatica avanza, con conseguenze estremamente gravi sull’economia, sulla sicurezza e sulla vita stessa di un numero sempre maggiore di persone. Un'informazione corretta, approfondita e affidabile è più che mai necessaria.

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