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Metano, è allarme rosso: abbiamo sottostimato l’effetto domino della crisi climatica

«È stato un risultato davvero scioccante e rivela che gli effetti del cambiamento climatico possono essere ancora più estremi e pericolosi di quanto pensassimo» - Redfern

Un recente studio ha trovato che il metano è molto più sensibile di quanto si pensasse al riscaldamento globale. Secondo lo studio pubblicato su Nature Communications, infatti, l’aumento delle temperature medie globali ha una influenza 4 volte maggiore sul metano. In sostanza, il riscaldamento globale da solo aumenta la presenza di questo gas serra in atmosfera, che rispetto al gas serra è meno abbondante ma è 80 volte più potente nel breve termine (20 anni).

Perché il metano è importante nel quadro della crisi climatica?

Il metano è responsabile di circa il 30% del riscaldamento fin dai tempi preindustriali. All’inizio del 2000 l’aumento delle concentrazioni di metano in atmosfera stava rallentando, ma dal 2007 ha ripreso a crescere più velocemente.

Le emissioni di metano hanno infatti raggiunto nuovi record assoluti: nel 2021 abbiamo raggiunto un picco di 1910.8 ppb, mai raggiunto prima d’ora, e allo stesso tempo è stato registrato l’aumento annuale di metano in atmosfera più importante della serie storica.

Circa il 40% delle emissioni di metano proviene da fonti naturali come le zone umide del Pianeta, mentre il 60% proviene da fonti antropiche. Negli ultimi anni, specie con il rallentamento delle nostre attività causa pandemia, ci si aspettava un calo delle concentrazioni di metano, esattamente come avvenuto per l’anidride carbonica.

«Ciò che è stato particolarmente sconcertante è stato il fatto che le emissioni di metano sono aumentate a tassi ancora maggiori negli ultimi due anni, nonostante la pandemia globale, quando si presumeva che le fonti antropogeniche fossero meno significative», ha detto al Guardian Simon Redfern, scienziato presso Università di Tecnologia di Nanyang a Singapore.

Cos’è successo? Perché il metano aumenta sempre più velocemente?

Quello che è successo negli ultimi anni è stato provocato sia dall’espansione dell’esplorazione di petrolio e gas naturale, e dall’aumento delle emissioni dall’agricoltura e dalle discariche, ma anche dalla risposta dell’ambiente e dell’atmosfera a temperature più elevate.

Quando le zone umide tropicali si riscaldano e la tundra artica si scioglie, ad esempio, emettono metano. A questi fattori, causati da un lato dall’uomo e dall’altro dal riscaldamento globale  – derivante dalle emissioni di gas serra anche delle attività umane – , si aggiunge un minor effetto “pulente” innescato da reazioni chimiche in atmosfera.

metano in atmosfera crisi climatica

Quando un gas raggiunge l’atmosfera non resta lì, immutato, ma subisce delle trasformazioni. Sappiamo, ad esempio delle reazioni delle sostanze chimiche presenti nella stratosfera, come il cloro e il bromo, capaci di “mangiare” lo strato di ozono.

In atmosfera si formano anche degli ossidanti, tra cui il radicale ossidrile (OH), che reagisce con i gas presenti. Su scala globale, il radicale ossidrile reagisce primariamente con il monossido di carbonio (40%) per formare anidride carbonica. Circa il 30% di OH prodotto è rimosso dall’atmosfera per reazione con i composti organici e il 15% reagisce con il metano (CH4); il rimanente 15% reagisce con l’ozono (O3), il radicale idroperossido (HO2) e l’idrogeno (H2)1.

Il radicale ossidrile (OH) riesce quindi a ripulire l’atmosfera dai gas. Ma una maggiore presenza di monossido di carbonio in atmosfera, derivante dagli incendi ad esempio, potrebbe aver ridotto la capacità del radicale ossidrile (OH) di rimuovere il metano.

« Il risultato è stato davvero scioccante»

«In media, una molecola di monossido di carbonio rimane nell’atmosfera per circa tre mesi prima di essere attaccata da un radicale idrossile, mentre il metano persiste per circa un decennio. Quindi gli incendi hanno un rapido impatto sull’utilizzo del “detergente” idrossile e riducono la rimozione del metano», ha spiegato Redfern.

Nello studio sono stati analizzati 40 anni di misurazioni di metano e i cambiamento climatici avvenuti nello stesso periodo. I risultati dimostrano che l’effetto della relazione tra metano in atmosfera e riscaldamento globale è duplice: da un lato il riscaldamento globale accelera le emissioni (con una influenza 4 volte più grande di quanto stimato in precedenza), e dall’altro rallenta la rimozione del metano dall’atmosfera (a causa di un numero crescente di incendi che riducono la disponibilità di radicali idrossilici nell’alta atmosfera). «È stato un risultato davvero scioccante – sottolinea Redfern – e rivela che gli effetti del cambiamento climatico possono essere ancora più estremi e pericolosi di quanto pensassimo».

«Se anche la capacità ossidativa dell’aria è in pericolo, come suggeriscono questi risultati, allora abbiamo un’arma a doppio taglio», ha affermato Euan Nisbet, scienziato della Terra presso la Royal Holloway, Università di Londra, che ha guidato il progetto Global Methane Budget del Regno Unito. «Questa è una vera preoccupazione perché l’accelerazione del metano è forse il fattore più grande che mette in discussione i nostri obiettivi dell’accordo di Parigi».

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Silvia Turci

Ho conseguito una laurea specialistica in Comunicazione per l’Impresa, i media e le organizzazioni complesse all’Università Cattolica di Milano. Il mio percorso accademico si basa però sullo studio approfondito delle lingue straniere, nello specifico del francese, inglese e russo, culminato con una laurea triennale in Esperto linguistico d’Impresa. Sono arrivata a Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995) nel 2014 e da allora sono entrata in contatto con la meteorologia e le scienze del clima: una continua scoperta che mi ha fatto appassionare ogni giorno di più al mio lavoro.

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