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Nella savana del Kenya Taru e Roan Carr-Hartley decollano per tutelare gli animali

I due fratelli collezionano centinaia di voli all'anno con un unico obiettivo: proteggere la fauna selvatica e combattere il bracconaggio

Nel cuore del Kenya, tra praterie sconfinate e condizioni estreme, un elicottero è diventato uno strumento di salvezza. Taru e Roan Carr-Hartley rappresentano la punta di lancia della salvaguardia della fauna selvatica attraverso il lavoro aereo che svolgono per il Sheldrick Wildlife Trust, organizzazione per la conservazione della fauna selvatica. Ogni giorno questi due fratelli piloti decollano per pattugliare vaste aree come Tsavo East, Tsavo West e le Chyulu Hills, coprendo centinaia di migliaia di chilometri all’anno.

Sheldrick Wildlife Trust, facebook

Intere generazioni dedicate alla conservazione keniota

Taru, nato nel 1998, esperto soprattutto di elicotteri e Roan classe 2000, abile con aerei leggeri, rappresentano la terza generazione di una famiglia che ha dedicato la vita alla conservazione keniota: sono infatti nipoti della leggendaria Daphne Sheldrick, fondatrice del Sheldrick Wildlife Trust. Il loro contributo principale è nell’Unità di Sorveglianza Aerea dell’organizzazione che integra le pattuglie a terra del Kenya Wildlife Service, ente statale istituito nel 1990 per conservare, gestire la fauna selvatica e il suo habitat.

Sheldrick Wildlife Trust, facebook

I fratelli dall’alto individuano e prevengono minacce multiple come il bracconaggio per avorio e carne, cercando segni di cacciatori illegali, nascondigli, trappole (soprattutto lacci per elefanti), armi e carcasse fresche. Cercano di scovare attività illegali come pascolo abusivo di bestiame, disboscamento clandestino e miniere non a norma che distruggono l’habitat. In più localizzano animali feriti o in difficoltà: elefanti, rinoceronti o altri intrappolati, malconci o orfani da segnalare alle squadre veterinarie mobili.

Sheldrick Wildlife Trust, facebook

Cercano anche di portare alla luce i conflitti uomo-fauna selvatica, ossia le interazioni negative, spesso basate sulla competizione per le risorse, tra esseri umani e animali selvatici, con conseguenze dannose per entrambi. Questo fenomeno comporta spesso la distruzione di raccolti, predazione del bestiame, danni alle infrastrutture e minacce alla sicurezza umana. Gli elicotteri diventano guide per gli elefanti che dalle fattorie o dai villaggi tornano nella savana, riducendo le uccisioni di ritorsione da parte degli agricoltori.

 

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Nel 2022 ben 2.534 ore di volo e circa 347.000 km

A bordo di piccoli aerei leggeri o elicotteri, sorvolano centinaia di migliaia di chilometri ogni anno: nel solo 2022, insieme al loro team hanno accumulato 2.534 ore di volo e circa 347.000 km percorsi, l’equivalente di oltre 8 giri intorno alla Terra! Il loro ruolo non si ferma alla sorveglianza: intervengono in emergenze estreme come ad esempio il salvataggio di un camionista intrappolato dalle inondazioni del fiume Galana nel maggio 2023 o il supporto a ricerche di persone scomparse come il piccolo Ayub, ritrovato dopo 6 giorni nello Tsavo grazie a Roan dall’alto. C’è anche un legame emotivo con gli elefanti che hanno contribuito a salvare da cuccioli: molti, una volta adulti e reintegrati, riconoscono i fratelli, si avvicinano all’aereo parcheggiato e cercano contatto, a volte rotolandosi nella polvere proprio davanti a loro come un saluto affettuoso.

 

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Daphne Sheldrick, iconica e rivoluzionaria salvatrice di elefanti

Nelle loro vene scorre il sangue della nonna, Daphne Sheldrick, una delle figure più iconiche e influenti della conservazione della fauna selvatica in Africa, conosciuta in tutto il mondo come la pioniera che ha salvato centinaia di elefanti orfani e ha rivoluzionato il modo in cui l’umanità si prende cura di loro. Nata il 4 giugno 1934 vicino a Gilgil, in Kenya, con cognome Jenkins, crebbe immersa nella natura selvaggia africana e nel 1960 sposò David Sheldrick, fondatore e direttore del Parco Nazionale dello Tsavo Est, il più antico e grande parco nazionale del Kenya. Per oltre 25 anni vissero e lavorarono insieme nel cuore della savana occupandosi di animali orfani: elefanti, rinoceronti, antilopi, zebre e molti altri.

Daphne scoprì presto che gli elefantini neonati, spesso vittime di bracconaggio, morivano nonostante tutti i tentativi di nutrirli con latte di mucca o capra. Dopo anni di esperimenti, trovò la formula magica: un latte speciale importato dall’Europa, con olio di cocco come sostituto del grasso presente in quello materno degli elefanti. Fu la prima al mondo a riuscire a far sopravvivere e crescere elefantini neonati dipendenti dal latte, un’impresa che cambiò per sempre la storia della conservazione.

Sheldrick Wildlife Trust, facebook

Nel 1977 David morì improvvisamente di attacco cardiaco a soli 57 anni. Daphne, devastata ma determinata, fondò in sua memoria il David Sheldrick Wildlife Trust (oggi Sheldrick Wildlife Trust), trasferendosi nel Parco Nazionale di Nairobi dove costruì il famoso Orphans’ Project: il più importante e riuscito programma al mondo di salvataggio, riabilitazione e reinserimento di elefanti orfani nella natura selvaggia. Per oltre 40 anni Daphne ha dedicato ogni giorno della sua vita a questi animali, crescendo personalmente decine di elefanti, combattendo il bracconaggio per l’avorio e collaborando con il Kenya Wildlife Service. Il suo motto silenzioso: “Gli elefanti non dimenticano… e nemmeno io”.

 

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Ogni decollo è un atto di amore e ogni atterraggio una promessa

In un’epoca in cui il bracconaggio è una vera e propria piaga e i conflitti tra le comunità locali e la fauna selvatica sono sempre più frequenti a causa della pressione demografica, della siccità, dell’espansione agricola e dei cambiamenti climatici, Taru e Roan rappresentano una presenza costante, quasi quotidiana, di protezione e speranza. Ogni decollo è un atto di amore per quella savana che li ha cresciuti e ogni atterraggio è la promessa silenziosa di tornarci domani, per continuare a difendere ciò che resta della grande fauna africana e prevenire tragedie, supportando le squadre a terra e ponendo le basi per un rapporto di fiducia con le comunità locali. Due fratelli, una cabina di pilotaggio e una missione quotidiana che salva vite, sia umane che selvatiche e non conosce giorni di riposo.

Stefania Andriola

Lavoro in redazione da febbraio 2010. Mi piace definirmi “giornalista, scrittrice e viaggiatrice”. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse; amo correre, andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate ma anche leggere un buon libro. Al mattino mi sveglio sempre con un’idea: cercare di aggiungere ogni giorno un paragrafo nuovo e interessante al libro della mia vita e i viaggi riempiono le pagine che maggiormente amo. La meteorologia per me non è solo una scienza ma è una passione e un modo per ricordarmi quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. Non possiamo chiudere gli occhi e dobbiamo pensare a dare il nostro contributo per salvaguardare il Pianeta. Bastano piccoli gesti.

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