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Depaving a Genova: Salis ripensa la città per adattarla al clima che cambia

Il termine depaving indica il processo di rimozione di superfici impermeabili, come asfalto, cemento o pavimentazioni artificiali, per restituire spazio al terreno naturale e favorire la presenza di vegetazione. Questa pratica urbanistica nasce come risposta ai problemi ambientali causati dall’eccessiva cementificazione delle città e rappresenta una soluzione innovativa per affrontare fenomeni sempre più diffusi, come il cambiamento climatico, le ondate di calore e gli allagamenti urbani. Secondo l’European Environment Agency (EEA), l’impermeabilizzazione del suolo urbano è una delle principali cause dell’aumento del rischio idraulico e della perdita di biodiversità nelle città europee.

Negli ultimi decenni, molte aree urbane sono state progressivamente ricoperte da materiali impermeabili per costruire strade, parcheggi, piazze e infrastrutture. Sebbene queste superfici siano utili per la mobilità e lo sviluppo economico, esse impediscono all’acqua piovana di infiltrarsi nel suolo. Quando piove intensamente, l’acqua tende quindi ad accumularsi rapidamente, aumentando il rischio di inondazioni e sovraccaricando i sistemi fognari. L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sottolinea che l’aumento degli eventi meteorologici estremi rende necessario ripensare la progettazione urbana per migliorare la resilienza delle città.

Il depaving consiste proprio nel rimuovere parte di queste superfici artificiali e sostituirle con spazi verdi, alberi, prati o pavimentazioni drenanti. In questo modo, il terreno torna ad assorbire naturalmente l’acqua piovana, contribuendo a ridurre il rischio di allagamenti e migliorando la gestione delle risorse idriche. Inoltre, la presenza di vegetazione aiuta a diminuire le temperature nelle città, contrastando il cosiddetto “effetto isola di calore urbana”, un fenomeno per cui le aree densamente costruite risultano molto più calde rispetto alle zone rurali circostanti.

Un altro vantaggio importante del depaving riguarda la biodiversità. Gli spazi verdi creati possono diventare habitat per insetti impollinatori, uccelli e altre specie animali, favorendo un maggiore equilibrio ecologico anche nei contesti urbani. Inoltre, aree verdi ben progettate migliorano la qualità dell’aria e rendono i quartieri più piacevoli da vivere, incentivando la socialità e il benessere psicofisico dei cittadini. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) evidenzia come la presenza di verde urbano sia associata a benefici per la salute mentale e fisica delle popolazioni urbane.

Diversi paesi, soprattutto in Europa e Nord America, stanno investendo in progetti di depaving, trasformando questa pratica in una componente stabile delle politiche urbane. In Europa esistono già numerosi casi concreti che mostrano i benefici di questo approccio.

Uno degli esempi più noti è quello di Rotterdam, nei Paesi Bassi, città particolarmente esposta al rischio di allagamenti a causa della sua posizione sotto il livello del mare. Qui il Comune ha promosso programmi di rimozione dell’asfalto e di creazione di water squares, piazze multifunzionali progettate per raccogliere temporaneamente l’acqua piovana durante eventi meteorologici intensi. Inoltre, attraverso campagne pubbliche come NK Tegelwippen (“campionato nazionale di rimozione delle piastrelle”), cittadini e amministrazioni locali vengono incentivati a sostituire superfici pavimentate con giardini e vegetazione. Queste iniziative sono documentate dal Comune di Rotterdam e dal programma nazionale olandese Climate Adaptation Netherlands (Gemeente Rotterdam; NK Tegelwippen, 2024). Anche Bruxelles, in Belgio, ha avviato importanti iniziative di depaving. La regione di Bruxelles-Capitale promuove da anni programmi di “désimperméabilisation”, cioè di de-impermeabilizzazione del suolo urbano. Cortili scolastici, parcheggi e spazi pubblici vengono progressivamente trasformati in aree verdi drenanti per migliorare la gestione delle acque piovane e ridurre il surriscaldamento urbano. Il programma è sostenuto dall’agenzia ambientale regionale Bruxelles Environnement, che finanzia interventi di rinaturalizzazione urbana (Bruxelles Environnement – Désimperméabilisation des sols, 2024). Un altro caso significativo è quello di Parigi, dove l’amministrazione cittadina ha introdotto vaste operazioni di rinverdimento urbano. In molte piazze e strade sono stati rimossi tratti di asfalto per fare spazio ad alberature, aiuole e superfici permeabili. Il progetto si inserisce nella strategia della “ville du quart d’heure” (città dei 15 minuti), promossa dal sindaco Anne Hidalgo e dall’urbanista Carlos Moreno, che punta a rendere i quartieri più vivibili e resilienti ai cambiamenti climatici (Ville de Paris – Plan Biodiversité et Ville du Quart d’Heure, 2023). In Germania, città come Berlino e Amburgo stanno investendo in infrastrutture verdi e sistemi di drenaggio urbano sostenibile. Berlino, ad esempio, ha promosso interventi di depavimentazione nei cortili interni degli edifici e nelle aree pubbliche per favorire l’assorbimento dell’acqua piovana e contrastare le ondate di calore estive. Il programma rientra nella strategia urbana di adattamento climatico della città (Berlin Climate Adaptation Strategy, Senatsverwaltung für Umwelt, Mobilität, Verbraucher- und Klimaschutz, 2021). Anche in Spagna, città come Barcellona stanno sperimentando modelli innovativi. Il progetto delle superilles (superblocchi urbani) riduce lo spazio dedicato alle automobili e permette di recuperare superfici asfaltate da destinare a verde pubblico, spazi pedonali e aree permeabili. Secondo il Comune di Barcellona, il progetto ha già contribuito a migliorare la qualità dell’aria e a ridurre il rumore urbano (Ajuntament de Barcelona – Superilles, 2023).

Questi esempi dimostrano come il depaving non sia soltanto una teoria urbanistica, ma una pratica già applicata con risultati concreti. Riducendo il cemento e restituendo spazio alla natura, le città possono diventare più resilienti, vivibili e capaci di affrontare le sfide ambientali del futuro.

Il caso di Genova: il depaving nella proposta della sindaca Silvia Salis

Il caso di Genova è oggi particolarmente interessante per comprendere come il depaving possa trasformarsi da semplice pratica ambientale a vera e propria strategia urbana e politica. La città ligure, infatti, è diventata uno dei primi esempi italiani in cui il concetto di depavimentazione viene inserito formalmente nella pianificazione urbanistica cittadina, attraverso una proposta sostenuta dall’amministrazione guidata dalla sindaca Silvia Salis.

Genova è un territorio storicamente fragile dal punto di vista idrogeologico. La sua conformazione geografica, stretta tra mare e rilievi montuosi, unita a una forte urbanizzazione sviluppatasi soprattutto nel Novecento, ha aumentato la vulnerabilità del territorio a eventi meteorologici estremi. L’eccessiva presenza di asfalto e cemento limita infatti l’assorbimento dell’acqua piovana da parte del terreno, aggravando il rischio di allagamenti e sovraccaricando il sistema di drenaggio urbano. Le tragiche alluvioni che hanno colpito la città negli ultimi anni hanno mostrato chiaramente la necessità di nuove strategie di adattamento climatico.

In questo scenario si inserisce la proposta dell’amministrazione della sindaca Silvia Salis, che nel 2026 ha introdotto il depaving all’interno delle linee guida del nuovo Piano Urbanistico Comunale (PUC). La misura, promossa insieme all’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola, punta non soltanto a limitare nuovo consumo di suolo, ma a invertire concretamente la tendenza della cementificazione urbana attraverso la rimozione di superfici impermeabili dove possibile. L’obiettivo dichiarato è quello di restituire spazio al terreno naturale, aumentare il verde urbano e migliorare la resilienza della città rispetto al cambiamento climatico.

Uno dei primi interventi simbolici annunciati riguarda l’area di Cornigliano, vicino all’ex Ilva e a Villa Bombrini, dove piazzali oggi impermeabilizzati potrebbero essere riconvertiti in superfici drenanti e vegetate. Questo progetto assume anche un valore simbolico: trasformare uno spazio storicamente legato alla grande industria pesante in un esempio di rigenerazione ecologica urbana. Inoltre, secondo quanto emerso dalle dichiarazioni dell’amministrazione, il Comune starebbe valutando incentivi urbanistici per favorire anche interventi privati di depavimentazione, chiedendo però impegni di manutenzione nel lungo periodo.

Il caso di Genova appare quindi significativo perché segna un cambio di paradigma nel modo di pensare lo spazio urbano anche in Italia. Se tradizionalmente le città hanno cercato di espandersi costruendo nuove superfici impermeabili, la proposta della giunta Salis introduce una logica opposta: rimuovere parte del cemento già esistente per restituire spazio alla natura. In una città vulnerabile ai fenomeni climatici estremi come Genova, il depaving non viene presentato soltanto come scelta ambientale o estetica, ma come misura concreta di prevenzione del rischio, salute pubblica e qualità della vita urbana.

Elisabetta Ruffolo

Elisabetta Ruffolo (Milano, 1989) produttrice Tv e Giornalista. Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico sulle reti Mediaset. Laureata in Public Management presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli studi di Milano. Ha frequentato l’Alta scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per il Master in Comunicazione e gestione della sostenibilità.

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