Eco-Mode, il plugin capace di abbassare significativamente i consumi energetici. L’intervista all’ideatore Luca Ronchi
Miliardi di schermi accesi per nessuno. L'idea: quando un visitatore smette di interagire con la pagina per un tempo configurabile, anche solo 30 secondi, lo schermo si oscura e per riprendere a navigare basta un clic
In un’epoca in cui il digitale è ormai parte integrante della nostra vita quotidiana, il suo impatto ambientale non può più essere ignorato. Secondo stime recenti, il settore ICT è responsabile di circa il 2-4% delle emissioni globali di CO₂, una quota destinata a crescere con l’aumento costante di dispositivi connessi, data center e contenuti online. Ogni giorno, milioni di persone aprono una pagina web, si alzano dal computer o mettono giù il telefono, e se ne dimenticano. Lo schermo rimane acceso, la pagina resta carica, l’energia scorre. Se moltiplichiamo questo per i miliardi di dispositivi connessi in tutto il mondo, otteniamo uno spreco enorme: i soli dispositivi lasciati in standby sono responsabili di circa l’1% delle emissioni di CO2 globali.

Intelligenza artificiale per ridurre il consumo energetico del web
Di fronte a questa sfida, soluzioni tecnologiche innovative e accessibili diventano strumenti preziosi per ridurre lo spreco energetico senza sacrificare l’esperienza utente. È in questo contesto che nasce Eco-Mode, un plugin gratuito e open source per WordPress capace di abbassare significativamente i consumi energetici dei siti internet. Sviluppato da Luca Ronchi imprenditore 35enne di Serle (Brescia), interviene in modo intelligente: dopo un periodo di inattività configurabile dall’utente, applica un overlay scuro sulla pagina. Su schermi OLED e AMOLED, ormai diffusissimi su smartphone e laptop moderni, questo semplice accorgimento permette di spegnere quasi completamente i pixel neri, riducendo il consumo del display fino all’80% in certi casi.

L’intervista a Luca Ronchi
Un’idea semplice ma potente che trasforma un’abitudine quotidiana in un piccolo grande gesto di sostenibilità. A proposito di questo progetto e delle sue implicazioni ambientali, ho avuto la possibilità di intervistare l’imprenditore Luca Ronchi, mente di Eco-Mode. Di seguito domande e risposte
Come è nata l’idea di Eco-Mode?
Da un ossimoro. L’intelligenza artificiale viene raccontata quasi sempre come un mostro energivoro, e spesso lo è. Ma mi sono chiesto: e se la usassi per fare il contrario? Per ridurre i consumi invece di aumentarli? Quel cortocircuito concettuale, AI come problema vs AI come soluzione, mi ha stuzzicato abbastanza da volerlo trasformare in qualcosa di concreto. Eco-Mode è nato da lì: dall’idea che lo stesso strumento accusato di divorare energia potesse aiutare il web a sprecarne meno.

Perché ha scelto di focalizzarsi sul risparmio energetico dei siti web?
Vengo da un background tecnico come sviluppatore web e UX designer, e quello spreco lo conoscevo bene. Sai quante persone aprono una pagina, si distraggono, e la lasciano accesa per mezz’ora sul telefono senza più guardarla? Migliaia di volte al giorno, su milioni di siti. Il problema è che non puoi intervenire sul comportamento degli utenti: non puoi costringere nessuno a chiudere le schede aperte e non puoi agire sui loro dispositivi. Allora mi sono chiesto: dov’è l’unico punto in cui ho effettivo potere di intervento? La risposta era il sito stesso. E da lì è venuto tutto. Al giorno d’oggi molti browser hanno implementato delle soluzioni di risparmio energetico nelle schede inattive, ma non tutti i dispositivi sono così aggiornati da supportarle.

Quanto tempo ha impiegato? Ha lavorato da solo o con collaboratori?
Ho lavorato da solo, ma la storia ha un twist interessante. La prima versione embrionale risale alla metà del 2024; il problema è che all’epoca gli strumenti di intelligenza artificiale erano ancora troppo acerbi per sviluppare software affidabile ed efficace, almeno al livello che cercavo. Ho dovuto mettere il progetto in standby. Nel 2026, con la maturazione delle tecnologie, ho potuto riprendere e portarlo a termine. È un po’ paradossale: il progetto stesso, nato per dimostrare che l’AI può aiutare a risparmiare energia, ha dovuto aspettare che l’AI diventasse abbastanza brava da rendere il lavoro possibile.
Quali sono state le principali sfide tecniche?
La sfida più sottile e persistente è stata la compatibilità. Il meccanismo di Eco-Mode è concettualmente semplice, ma un sito web che lo adotta deve funzionare su una combinazione di dispositivi, browser, sistemi operativi e temi che è praticamente infinita. Per dirla un po’ da nerd: non esiste un ambiente controllato. Ci sono utenti con Chrome su Android 10, altri con Safari su iPhone 12, altri ancora con Firefox su Windows 7. Ogni combinazione può comportarsi in modo diverso. La sfida non era far funzionare il plugin ma far sì che non si rompesse (quasi) mai, su niente. E questo richiede un lavoro di test e affinamento che dall’esterno non si vede, ma che è la parte più lunga e meno glamour dello sviluppo.

Può spiegarci come funziona Eco-Mode e quanto risparmio può generare?
Il funzionamento è semplice: quando un visitatore smette di interagire con la pagina, non scrolla, non clicca, non muove il cursore, dopo un intervallo configurabile Eco-Mode attiva un overlay quasi nero sullo schermo. Non blocca il sito, non scarica nulla: riduce semplicemente la luce emessa. È il blocco schermo automatico del telefono, applicato ai siti web. Il risparmio reale dipende dal tipo di schermo. Sui display OLED e AMOLED, oggi presenti sulla maggioranza degli smartphone di fascia media e alta, i pixel neri non emettono luce e non consumano energia. Ricerche della Purdue University (2021) indicano riduzioni fino all‘80% del consumo del display con schermate scure.
Fonte: Purdue University, 2021
Stima quantitativa – Parametri e formule
| Parametro | Valore | Fonte / Nota |
| Riduzione consumo OLED con overlay scuro | 80% | Purdue University, 2021 |
| Quota traffico web da mobile | 60% | Dato di settore consolidato |
| Penetrazione OLED tra smartphone | ~50% | Stima conservativa (PhoneArena, Google Dev Summit 2018) |
| Sessioni su display OLED | 60% × 50% = 30% | Calcolo derivato |
| Potenza media display OLED attivo | 1,5 W | Valore tipico smartphone mid-range |
| Sessioni che raggiungono la soglia | 35% delle sessioni OLED | Stima conservativa |
| Tempo medio overlay attivo per sessione | 180 s (3 min) | Stima conservativa |
Formula risparmio per sessione
E_sessione = P_display × r_OLED × t_overlay / 3.600
= 1,5 W × 0,80 × 180 s / 3.600 s/h
= 0,060 Wh/sessione
Risparmio mensile e annuo per dimensione sito
| Dimensione sito | Sessioni/mese | Sessioni con overlay | kWh/mese | kWh/anno | CO₂/anno* |
| Piccolo | 1.000 | 105 | 0,006 | 0,076 | ~30 g |
| Medio | 10.000 | 1.050 | 0,063 | 0,756 | ~300 g |
| Grande | 100.000 | 10.500 | 0,630 | 7,560 | ~3,0 kg |
* Intensità carbonica media EU: 0,4 kg CO₂/kWh (IEA, 2024)
IEA – Electricity grids and secure energy transitions
Per il singolo sito il numero è modesto, ed è giusto dirlo con onestà. Il valore di Eco-Mode non sta nel cambiare da solo le sorti del Pianeta, ma nell’essere uno strato di efficienza quasi invisibile che si aggiunge senza costo, senza sforzo, e che scala con il numero di siti che lo adottano.

Ha già dei dati o feedback da chi lo sta usando?
Il plugin è stato pubblicato su WordPress.org da poche settimane, quindi siamo ancora alle primissime battute. WordPress ci dice che tra i 20 e i 30 siti lo hanno già installato ma non ci mostra quali, e non è una funzione che ha ricevuto molto passaparola organico fino a oggi. Ma la gratuità completa è un driver che nella community WordPress ha storicamente un peso molto forte: abbassa la barriera a zero e toglie ogni ragione per non provarlo. Può essere che la curva di adozione acceleri non appena il plugin comincerà a comparire nelle ricerche e nelle rassegne di settore. La distribuzione su WordPress.org è, per certi versi, il vero punto di partenza – non d’arrivo.
Perché ha deciso di renderlo completamente gratuito?
Perché innanzitutto lo sviluppo di plugin non è il core business dell’azienda e quindi non mi interessava lucrarci. E poi perché aveva senso. L’uso dell’intelligenza artificiale durante lo sviluppo ha abbattuto significativamente i costi di produzione (non c’è AI nel plugin quando lo usi, ma c’era durante la sua costruzione). Questo ha eliminato la pressione economica che normalmente spinge a monetizzare subito. Ma c’è anche una ragione di coerenza: un plugin per la sostenibilità che costa denaro porta con sé una contraddizione di fondo. Se vuoi che il web sia più efficiente, devi rendere lo strumento accessibile a chiunque gestisca un sito, non solo a chi può permettersi un abbonamento. La gratuità non è un regalo: è parte del messaggio.

Quanto può incidere realmente un tool come Eco-Mode nell’impatto ambientale del web?
La risposta onesta ha due livelli. Sul singolo sito, l’impatto è, in termini assoluti, risicato: si parla di frazioni di kilowattora l’anno. Ma il web non è un sito: è un ecosistema.
Stima aggregata – con adozione al 5%
WordPress = 43% del web (W3Techs, 2025)
Siti WordPress attivi stimati: ~80 milioni
Adozione Eco-Mode al 5%: 4.000.000 siti
Risparmio aggregato = 4.000.000 × 0,756 kWh/anno (sito medio, 10.000 sessioni) = 3.024.000 kWh/anno ≈ 3 GWh/anno
CO₂ risparmiata = 3.024.000 kWh × 0,4 kg CO₂/kWh ≈ 1.210 tonnellate CO₂/anno
Fonti
W3Techs – WordPress usage statistics
Freitag et al., Patterns 2021 – The climate impact of ICT
The Shift Project – Lean ICT Report
1.200 tonnellate di CO₂ non salvano il Pianeta ma equivalgono a circa 2.400 voli di andata e ritorno Roma–New York. E questo con il 5% di adozione, su un plugin gratuito, su una sola delle molte ottimizzazioni possibili. Il punto non è la cifra assoluta: è dimostrare che l’efficienza energetica del web non richiede soluzioni straordinarie. A volte basta spegnere la luce quando non serve.

Quali altri aspetti di sostenibilità digitale le piacerebbe affrontare in futuro?
L’idea che mi affascina di più è trasformare Eco-Mode da strumento di risparmio passivo a sistema di misurazione e certificazione. Immagina un plugin che non solo riduce i consumi, ma li calcola con precisione e genera per il sito, e quindi per l’azienda che lo gestisce, un’attestazione quantificata del risparmio ottenuto. Un documento reale, verificabile, che possa entrare nei report ESG e nella comunicazione istituzionale. Per farlo bene, però, serve rigore: non basta un algoritmo mio, servono metodologie validate da università o centri di ricerca accreditati. È un progetto di lungo termine, ma è la direzione naturale di quello che stiamo costruendo.

Quale consiglio darebbe a un imprenditore che vuole lanciare un progetto green da una piccola realtà?
Smetti di aspettare che le condizioni siano perfette. Se avessi aspettato di avere un ufficio a Milano, un team di dieci persone e un budget marketing, Eco-Mode non esisterebbe. Gli strumenti digitali oggi azzerano la distanza geografica in un modo che 20 anni fa sarebbe sembrato impossibile. Il plugin è su WordPress.org e può essere scaricato da qualcuno a Tokyo esattamente come da qualcuno a Brescia senza sapere che lo ha sviluppato un tizio che ha incontrato al ristorante qualche settimana prima (non sarebbe la prima volta che mi capita, il mondo è più piccolo di quanto sembri!). Ma c’è una cosa più importante dell’infrastruttura: la velocità. Partire da una piccola realtà significa muoversi senza le inerzie di una struttura grande. Puoi sbagliare, correggere, riprovare senza sei mesi di riunioni prima di prendere una decisione. Ecco: quello è il vero vantaggio competitivo che hai. Usalo prima che qualcun altro lo usi al posto.