Il Giro-E ENEL: amore per la bici e per l’ambiente. L’intervista al Direttore Roberto Salvador
Questo evento sportivo non è solo un’avventura sulle strade del Giro d’Italia con le e-bike. È uno dei modi più belli e concreti per vivere la sostenibilità in movimento
Quando il Giro d’Italia parte non è solo la corsa rosa a colorare le strade: dal 2019 sullo stesso percorso e negli stessi giorni si svolge il Giro-E ENEL, un’esperienza unica al mondo che permette a migliaia di appassionati di pedalare sulle strade dei campioni ma su biciclette da corsa a pedalata assistita. Proprio qui sta la bellezza: il Giro-E, organizzato da RCS Sport & Events, non è solo un evento sportivo, è un manifesto vivente di mobilità sostenibile. Le biciclette elettriche omologate, con motore da 250 watt e limite di 25 km/h, rendono accessibili salite leggendarie anche a chi non è un professionista. In questo modo dimostrano che non serve un’auto per godersi la strada, l’aria aperta e i paesaggi italiani.

Una promessa green che va ben oltre la bici
L’impegno green va ben oltre le bici. Dal 2016 il progetto Ride Green gestisce i rifiuti prodotti dall’intera manifestazione con un sistema di raccolta differenziata capillare: oltre 200 volontari, isole ecologiche strategiche e numerose aziende locali, coordinati anche dalla cooperativa E.R.I.C.A, trasformano i rifiuti in nuove risorse. Nell’edizione 2025 stati raccolti 70.648,50 kg di rifiuti, di cui oltre il 92% è stato destinato al riciclo: un aumento notevole rispetto all’84% dell’anno precedente. Questa cifra impressionante sottolinea il ruolo cruciale svolto dalle istituzioni locali, dalle città ospitanti, dalle autorità regionali, dai partner commerciali, dai tifosi e dagli atleti.

Green Fun Village e Biciscuola: divertendosi si impara
Ogni tappa si anima con il Green Fun Village, uno spazio dove famiglie, bambini e curiosi possono scoprire la sostenibilità in modo divertente: percorsi educativi che mettono a confronto oggetti usa-e-getta con alternative eco, giochi, esperienze immersive e tanta musica. Non è solo intrattenimento, è educazione vera che parte dal piacere di stare insieme. Ride Green si è allargato con BiciScuola per educare i più giovani e proprio con il Giro-E che si pone come ambasciatore di uno stile di vita più green. Ogni partenza ha il suo Sustainability Village, uno spazio dove la gente può toccare con mano cosa significa vivere e muoversi in modo più responsabile.

Dettagli che fanno la differenza
Nel Giro E ENEL nulla è lasciato al caso: le medaglie sono costruite con lacciocollo in repet (plastica composta al 100% da bottiglie in PET riciclato) e medaglia in zama in finitura argento burattato. La lega di zama è un materiale rispettoso dell’ambiente: la pressofusione produce livelli di emissione in aria e in acqua trascurabili, con scarti di produzione riciclabili e consumo energetico molto basso. Le maglie leader sono realizzate con tessuto tecnico e riciclato Sitip della linea Native Sustainable Textiles, prodotta con filati riciclati certificati GRS (standard internazionale per i prodotti realizzati con materiali da riciclo) e sostanze chimiche a basso impatto ambientale con un minor consumo di risorse naturali, in grado di garantire il rispetto dei criteri ambientali e sociali estesi a tutte le fasi della filiera produttiva.
Parte degli allestimenti sono in tessuto TheBreath®️, materiale che assorbe gli inquinanti e purifica l’aria; si tratta di un tramato innovativo brevettato da Anemotech S.r.l, progettato per trattenere e disgregare le particelle nocive sfruttando il movimento naturale dell’aria senza alcun utilizzo di energia elettrica. Presenti anche gadget sostenibili come shopper realizzati in cotone organico, spazzolini da denti, spille in bambù e penne biodegradabili realizzate con carta riciclata.
Un colpo di pedale alla volta, si può lasciare il territorio meglio di come lo si è trovato
Il Giro-E ci racconta una storia semplice ma potente: la bicicletta, anche quella elettrica, è uno degli strumenti più belli che abbiamo per ridurre l’impatto ambientale senza rinunciare alla gioia di muoversi. Non serve essere atleti per fare la differenza; basta salire in sella e scegliere di mettersi in movimento diversamente mentre i grandi campioni si sfidano per la maglia rosa. Perché la vera vittoria, alla fine, non è solo tagliare il traguardo per primi: è arrivarci lasciando il mondo un po’ meglio di come l’abbiamo trovato.

L’intervista a Roberto Salvador, Direttore del Giro E ENEL
Ho avuto la possibilità di intervistare Roberto Salvador, Responsabile Eventi Speciali e Servizi RCS Sport & Events per gli Sponsor e Direttore del Giro E ENEL. Di seguito domande e risposte
Da quando sei Direttore del Giro-E ENEL hai visto evolversi molto il progetto. In cosa quest’anno rappresenta il punto più alto in termini di sostenibilità rispetto alle prime edizioni?
Negli anni il Giro-E ENEL ha fatto un percorso molto chiaro: siamo partiti con l’obiettivo di lanciare un messaggio, oggi siamo arrivati a costruire un sistema. Nelle prime edizioni la sostenibilità era soprattutto un tema di comunicazione, legato alla scelta delle e-bike e alla volontà di sensibilizzare il pubblico. Nel 2026, invece, la sostenibilità è diventata un elemento strutturale dell’evento. Abbiamo lavorato su tutta la filiera: dalla logistica alla gestione dei materiali, dall’energia utilizzata al coinvolgimento dei partner. Il vero salto di qualità è proprio questo: non è più un elemento accessorio, ma una componente integrata in ogni scelta organizzativa.

Il Giro-E è spesso definito “l’anima green” del Giro d’Italia. Quanto ha contribuito il format con le e-bike a rendere più sostenibile l’evento complessivo?
Le e-bike sono state il punto di partenza, ma oggi rappresentano soprattutto il linguaggio con cui raccontiamo la transizione. Hanno avuto un ruolo fondamentale perché hanno reso la mobilità sostenibile accessibile a tutti. Il fatto che anche chi non è un atleta possa vivere un’esperienza di questo livello cambia completamente la prospettiva: la sostenibilità non viene percepita come un sacrificio, ma come un’opportunità concreta. In questo senso il Giro-E ha contribuito a spostare la narrativa, rendendola più inclusiva e reale.

Qual è l’iniziativa sostenibile di cui sei più orgoglioso in questa edizione 2026?
Più che una singola iniziativa, sono orgoglioso del fatto che oggi la sostenibilità sia diventata un sistema. Non lavoriamo più su progetti isolati, ma su un modello integrato che attraversa tutto l’evento. Questo significa che ogni funzione – organizzativa, logistica, comunicativa – ha un impatto misurato e una responsabilità precisa. È un cambiamento meno visibile rispetto a una singola attivazione, ma molto più profondo e duraturo.

Ci puoi raccontare il progetto Ride Green e come si è evoluto con il Giro-E? Quali risultati concreti avete raggiunto? (non ho ancora dati certificati)
Ride Green è il nostro laboratorio di sostenibilità applicata agli eventi sportivi. È nato come sistema di raccolta differenziata poi nel tempo è diventato un progetto molto più ampio, basato sui principi dell’economia circolare. Con il Giro-E si è evoluto ancora di più perché coinvolge direttamente i partecipanti: team, ospiti e pubblico diventano parte attiva del processo. I risultati si vedono sia in termini quantitativi – con una crescita costante della percentuale di rifiuti differenziati e dell’utilizzo di materiali riciclabili – sia in termini culturali, con una maggiore consapevolezza diffusa.
I Green Fun Village Continental sono uno dei punti più visibili della sostenibilità. Come sono cambiati quest’anno? Che tipo di attività educative e di sensibilizzazione sono state proposte a visitatori e famiglie?
I Green Fun Village Continental sono probabilmente il luogo dove si percepisce meglio questa evoluzione. Oggi sono sempre meno spazi espositivi e sempre più esperienze. Abbiamo lavorato molto sull’interazione: le persone non si limitano a vedere: partecipano, provano, capiscono. Parliamo di mobilità elettrica, energia rinnovabile, economia circolare, ma lo facciamo in modo semplice e diretto, soprattutto coinvolgendo famiglie e giovani. Quest’anno abbiamo introdotto anche il percorso didattico sulla sostenibilità dedicato soprattutto alle scuole. È un modo concreto per trasformare un concetto astratto in qualcosa di tangibile.

Come coinvolgete i Comuni e le comunità locali nel vostro percorso green? Ci sono progetti di legacy che restano sul territorio anche dopo la fine del Giro-E?
Il coinvolgimento dei territori è fondamentale. Ogni tappa è un’occasione per lavorare con le amministrazioni locali e creare un dialogo con la comunità. L’obiettivo è lasciare qualcosa che resti anche dopo il passaggio del Giro-E: non solo visibilità, ma cultura. Parliamo di maggiore attenzione alla mobilità sostenibile, di sensibilizzazione, di modelli che possono essere replicati a livello locale. Questa è la vera legacy.
Uno degli aspetti più belli del Giro-E è la partecipazione di amatori, personaggi dello spettacolo e campioni del passato. Come si può comunicare il messaggio di sostenibilità a un pubblico ampio e non solo agli addetti ai lavori?
La chiave è molto semplice: bisogna far vivere la sostenibilità, non spiegarla. Il Giro-E funziona perché è un’esperienza diretta. La presenza di amatori, ex campioni e personaggi dello spettacolo aiuta molto: rende il messaggio più umano, più accessibile. Le persone si identificano, vedono esempi concreti e capiscono che certi comportamenti sono alla loro portata.
Quali sono state le maggiori difficoltà nel rendere il Giro-E sempre più sostenibile?
La complessità principale è legata alla natura itinerante dell’evento. Gestire la sostenibilità in un contesto che cambia ogni giorno, con tante variabili e tanti attori coinvolti, è una sfida importante. La logistica è sicuramente uno degli aspetti più delicati, però è anche il terreno su cui si può fare la differenza maggiore ed è lì che stiamo concentrando molti sforzi.

Guardando al futuro: dove vedi il Giro-E tra 3-5 anni dal punto di vista ambientale?
Credo che il Giro-E possa diventare un modello di riferimento internazionale per gli eventi sportivi sostenibili. L’obiettivo è continuare a ridurre l’impatto ambientale e avvicinarsi sempre di più a un sistema integrato a basse emissioni. Questo significa lavorare ancora di più sull’elettrificazione, sulla misurazione puntuale della CO₂, sul recupero e sull’utilizzo di energia rinnovabile. Ma anche esportare il format e la cultura che abbiamo costruito.

C’è un messaggio che vorresti lanciare a chi ci segue sull’importanza di un evento sportivo come motore di cambiamento sostenibile?
Gli eventi sportivi hanno un potere enorme: riescono a parlare a milioni di persone in modo immediato ed emotivo. Se utilizziamo questo potere per diffondere comportamenti sostenibili, possiamo davvero contribuire a un cambiamento reale. Il Giro-E vuole essere esattamente questo: un esempio concreto, dove la sostenibilità non si racconta, ma si vive.
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