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Assicurazioni e rischio climatico: cosa insegna il Covid-19

Il rischio climatico può trasformarsi in una grande opportunità per le compagnie assicurative in grado di gestirlo

Secondo gli esperti del settore, la pandemia da Coronavirus sta insegnando alle assicurazioni come gestire un altro tipo di rischio, quello sistemico (relativo a un sistema complesso), proprio com’è il rischio legato al cambiamento climatico. E se da un lato il rischio climatico rappresenta per le assicurazioni una sfida, dall’altro può aprire interessanti opportunità.

Effetti della pandemia sugli assicuratori

La pandemia sta causando profondi impatti sul settore assicurativo. Sono aumentate le sottoscrizioni di polizze nei settori dei viaggi, degli eventi, dei crediti commerciali (assicurazioni sui crediti delle imprese). Tuttavia, questo aumento potrebbe determinare perdite non trascurabili proprio in questi stessi settori, soprattutto considerando  l’alta probabilità che vengano richiesti indennizzi (i risarcimenti danni, cioè il pagamento da parte dell’assicuratore all’assicurato) durante questo periodo pieno di difficoltà. Inoltre, sono diminuite le richieste d’indennizzo nell’ambito delle assicurazioni auto, ma sono aumentate enormemente nell’ambito della continuità del business (si pensi alle chiusure causate dai lockdown).

La pandemia ha anche reso evidente l’importanza della comunicazione con gli assicurati, date le molteplici richieste di riduzione/restituzione dei premi assicurativi (la rata che l’assicurato paga periodicamente all’assicuratore). Ad esempio, durante il lockdown molte prestazioni nella sanità privata sono state soppresse e conseguentemente si sono ridotte le richieste di indennizzo per le assicurazioni sanitarie: ciò ha fatto sì che  diminuissero le spese dell’assicuratore e dunque che fossero ingiustificati (ovvero troppo elevati) i premi assicurativi richiesti in precedenza.

Una distrazione?

In apparenza, la pandemia potrebbe aver distratto le assicurazioni dal problema del cambiamento climatico, ma non è così. L’avere a che fare con il concretizzarsi e il pieno manifestarsi di un rischio sistemico, come quello di pandemia, rende più concreto l’incombere di un altro rischio sistemico: le conseguenze del cambiamento climatico. Entrambi questi rischi, di pandemia e climatici, vengono definiti sistemici perché interessano l’intero sistema economico, non una singola componente di esso – ad esempio una singola azienda.

Questo è quanto sostengono molti esperti del settore: secondo Bronwyn Claire, senior program manager presso ClimateWise – un’importante iniziativa dell’Università di Cambridge per il supporto dell’industria assicurativa nella gestione del rischio climatico  –, il Covid ha focalizzato l’attenzione di chiunque sulla propria esposizione al rischio”. Per quanto potrebbe esserci una “micro-pausa” nell’attenzione al cambiamento climatico, “continuerà ad essere uno dei rischi di più alta probabilità e di maggiore impatto con il passare del tempo”, ha aggiunto.

Kabari Bhattacharya, a capo della sezione di finanza sostenibile per le assicurazioni nell’area EMEA ad EY, ha affermato che “il cambiamento climatico è una delle principali priorità anche nel contesto del Covid-19”.

Anzi, l’attenzione al cambiamento climatico sembra essere aumentata. Vediamo perché.

Conviene riprendere in modo sostenibile

Innanzitutto, gli appelli a una ripartenza verde si sono moltiplicati: la necessità e la convenienza economica di una ripartenza sostenibile è stata sottolineata non solo da ONG e istituzioni impegnate in questioni ambientali, ma anche da istituti di ricerca, importanti istituzioni internazionali, ed esperti mondiali nel campo dell’economia, della finanza e dell’energia.

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Tali appelli non sono rimasti inascoltati: il “recovery fund” europeo, o meglio il “Next generation EU” – a sottolineare l’importanza della creazione di un’Europa resiliente per le prossime generazioni –, ha tra i suoi tre pilastri il “rendere il mercato unico più forte e più resiliente e accelerare la transizione verde”.

La crisi del fossile

La pandemia ha scatenato una crisi senza precedenti dell’industria fossile, avvantaggiando le rinnovabili, di gran lunga meno colpite dalla crisi, e iniziando uno spostamento dei capitali dall’energia fossile all’energia pulita.

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Sempre più voci autorevoli ritengono che sia ormai iniziato il declino del petrolio e stiamo vedendo la nascita di una nuova era, un nuovo sistema energetico. Tali previsioni non sono formulate solamente da associazioni ambientaliste, ma anche da entità che da simili scenari hanno tutto da perdere: ad esempio, una delle maggiori compagnie petrolifere al mondo, la BP.

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Rischi da transizione per le assicurazioni

La transizione verso un’economia sostenibile potrebbe, insomma, essersi fatta più decisa. Transizione, però, significa anche nuovi rischi (i rischi climatici per l’appunto denominati “da transizione”) anche per le compagnie assicurative. Esse sono infatti sottoposte a una crescente pressione da parte degli investitori affinché venga migliorata la gestione dell’esposizione al rischio climatico nei portafogli di investimenti e nelle polizze stesse.

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Infatti, la pandemia ha rilevato come spesso le compagnie assicurative non siano preparate a gestire rischi sistemici: ad esempio, la mancanza di coperture per l’interruzione di esercizio, in particolare quando non legata a danni fisici (le cosiddette non damage extentions), ha colto di sorpresa gli assicurati, portando al moltiplicarsi di azioni legali in molti paesi. Bronwyn Claire di ClimateWise ritiene che, a partire dalle discussioni su estensioni e limitazioni di copertura relazionate alla pandemia, “la conversazione si rivolgerà al tema del cambiamento climatico”. Non solo, “stiamo cominciando a vedere domande dai clienti del tipo: «Questo è il nostro piano per la continuità del business, ma sarà sufficiente per proteggerci da altri cambiamenti radicali?»”. Domanda che fino a pochi anni fa non sarebbe mai sorta.

Cosa ci insegna la pandemia?

Secondo Bhattacharya, uno dei principali insegnamenti per gli assicuratori è che, nella stesura di strategie di sostenibilità, devono considerare tutti gli stakeholders, compresi non solo investitori, ma anche assicurati e autorità di vigilanza, come dimostrato dal ruolo di primo piano assunto dagli stessi durante la pandemia.

Sempre secondo Bhattacharya, un altro insegnamento è l’importanza dell’esecuzione e pubblicazione di analisi in grado di mostrare come eventi sistemici impattino sul business. Le compagnie di assicurazione devono cioè raggiungere un alto livello di dettaglio rispetto alla loro esposizione al cambiamento climatico, seguendo le indicazioni della EU taxonomy for sustainable activities o della Task Force on Climate-related Financial Disclosures, data anche l’inclusione dei rischi climatici negli stress test delle autorità di vigilanza per gli assicuratori. “Il Covid ci ha mostrato l’importanza di capire secondo quali schemi il rischio si estenda all’interno del proprio bilancio, e questo vale anche per il rischio climatico”.

Potenziale opportunità

Il concretizzarsi dei rischi da transizione, ma anche dei rischi climatici fisici – legati all’aumento di intensità e frequenza di eventi meteorologici estremi o a variazioni nelle variabili climatiche medie (es. livello del mare, stress idrico) –, potrebbe rappresentare una rilevante opportunità di business per le compagnie assicurative. Questo per il semplice fatto che sorgono nuovi rischi e quindi nuove opportunità di assicurazione.

Chiaramente si pongono problemi di assicurabilità: problemi rappresentati in prima istanza dal reperimento di dati e statistiche adeguate, sia dal punto di vista del rischio di transizione, per sua stessa natura di nuovo rischio, sia dal punto di vista del rischio fisico, dove spesso le serie storiche non rappresentano più il clima odierno. Le compagnie assicurative che saranno in grado di superare tali ostacoli, però, avranno la possibilità di conquistare un mercato totalmente nuovo e destinato, per forza di cose, a espandersi; anche una transizione tardiva non farà altro che ritardare i rischi da transizione, amplificando però i rischi fisici.

Meteo Expert si pone al fianco degli assicuratori che decideranno di intraprendere questa strada, supportandoli nell’utilizzo corretto del dato meteo-climatico, anche al luce delle trasformazioni indotte dal climate change, per una più efficace gestione del rischio.

 

Elisa Terenghi

Nata a Monza nel 1994, mi sono laureata in Fisica del Sistema Terra presso l’Università di Bologna nel marzo 2019, conseguendo anche l’Attestato di formazione di base di Meteorologo del WMO. Durante la tesi magistrale e un successivo periodo come ricercatrice, mi sono dedicata all’analisi dei meccanismi di fusione dei ghiacciai groenlandesi che interagiscono con l’oceano alla testa dei fiordi. Sono poi approdata a Meteo Expert, dove ho l’occasione di approfondire il rapporto fra il cambiamento climatico e la società, occupandomi di rischio climatico per le aziende.

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