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Cosa chiedono i giovani? Il messaggio di Youth4Climate

Le promesse della neutralità climatica entro il 2050 non basteranno per raggiungere gli obiettivi per il clima: bisogna azzerare le emissioni entro il 2030, avvertono i giovani

È una giornata importante per il clima: a Milano ci sono circa 400 giovani provenienti da tutto il mondo e negli ultimi due giorni hanno lavorato a ritmi serrati per confrontarsi su diverse e complesse tematiche relative alla crisi climatica. Le prime informazioni sul risultato del loro lavoro sono emerse nella serata del 29 settembre, alla chiusura del secondo giorno, quando i partecipanti hanno consegnato al ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani una prima bozza delle loro proposte per la lotta per il clima.

Servirà lavorare ancora sul testo definitivo, ha detto il ministro, ma è possibile conoscere i messaggi chiave dei giovani che sono stati sintetizzati da alcuni dei loro rappresentanti.
Quattro giovani delegati sono infatti intervenuti nell’agorà del Milano Convention Centre alla presenza di Cingolani e hanno presentato le proposte relative ai quattro grandi filoni di discussione in cui si sono snodati i loro lavori nei giorni scorsi.

Il primo filone riguarda la Youth Driving ambition, e in questo ambito i partecipanti si sono interrogati su come favorire la partecipazione dei giovani nei processi decisionali, con l’obiettivo di contribuire all’aumento dell’ambizione climatica e mettere in atto azioni concrete per il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Il tema è stato sviluppato sotto il punto di vista delle sue dimensioni locale, nazionale e multilaterale.

Le proposte dei delegati in questo ambito sono state presentate dal giovane ricercatore Martin Rabbia, che ha spiegato come i giovani vogliano una “partecipazione significativa”. Le istituzioni competenti devono “urgentemente garantire un coinvolgimento e una partecipazione significativa dei giovani in tutte le decisioni che riguardano con implicazioni sul cambiamento climatico e sulla pianificazione, progettazione, attuazione e valutazione delle politiche climatiche a livello multilaterale, nazionale e locale”.
Un secondo punto toccato dai giovani in questo filone tematico riguarda lo sviluppo delle capacità: bisogna “aumentare il supporto finanziario, amministrativo e logistico – dicono i partecipanti – per promuovere l’impegno dei giovani a guidare efficacemente l’ambizione climatica e l’azione concreta”.
Infine, un focus sulla necessità di “fondi dedicati e facilmente accessibili per sostenere la partecipazione dei giovani ai processi decisionali con implicazioni sul clima”.

Il secondo filone approfondito dai giovani attivisti per il clima è stato quello del sustainable recovery, avanzando proposte per coniugare la ripresa economica dalla pandemia con l’attuazione degli obiettivi dall’Accordo di Parigi. In questo ambito sono state affrontate più nello specifico le questioni di transizione energetica e green jobs, orientamento dei flussi finanziari, soluzioni bastate sulla natura, adattamento e resilienza e turismo sostenibile.
Le proposte dei giovani in questo ambito sono state sintetizzate da Ernest Gibson, rappresentante delle Fiji. “Chiediamo una transizione energetica urgente, olistica, diversificata e inclusiva entro il 2030 che dia la priorità alla efficienza energetica e all’energia sostenibile mantenendo l’obiettivo di 1.5°C” , ha detto Gibson, sottolineando anche la necessità di finanziamenti dedicati “allo sviluppo delle capacità, alla ricerca e alla condivisione di tecnologie per garantire una transizione con posti di lavoro dignitosi, fornendo un sostegno adeguato alle comunità più colpite e vulnerabili”.
I giovani chiedono anche il rafforzamento degli strumenti necessari all’adattamento e alla resilienza, e soluzioni adeguate a permettere alle popolazioni e alle regioni più vulnerabili di far fronte alle perdite e ai danni provocati dalla crisi climatica. Un focus in questo ambito è stato dedicato alla necessità di dare la priorità a “soluzioni basate sulla natura come strategia chiave per affrontare la crisi climatica”, rispondendo alla “necessità di una società giusta ed equa” e soprattutto riconoscendo e proteggendo i diritti delle popolazioni locali e indigene.
“Esortiamo i decision makers di tutti i livelli, nel pubblico e nel privato, a creare un sistema di finanza climatica trasparente e responsabile” ha aggiunto Gibson.
Il terzo filone di discussione è stato dedicato al non-state actors’ engagement, per approfondire il ruolo svolto dagli attori non-governativi nella lotta al cambiamento climatico e nei settori che hanno un impatto nella vita quotidiana dei giovani.
In questo campo le proposte dei giovani sono state affidate a Reem Al Saffari, rappresentante dell’Iraq, che ha spiegato come i partecipanti di Youth4Climate chiedano di “supportare la partecipazione dei giovani, che siano imprenditori, artisti, agricoltori o atleti, specialmente quando provengono da economie emergenti o fanno parte di gruppi emarginanti, nello sviluppo sostenibile e nella adozione di soluzioni per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico facilitandone l’accesso ai finanziamenti pubblici e privati e sviluppando le infrastrutture.
I giovani chiedono che anche gli stakeholders apartitici, in particolare nel settore privato, si allineino agli obiettivi della neutralità climatica: “la transizione deve iniziare immediatamente, e richiede una chiara rendicondazione dei piani e il raggiungimento degli obiettivi intermedi”, ha sottolineato Al Saffar.
Serve più trasparenza e responsabilità anche da parte degli attori non statali, dicono i giovani, che hanno dedicato anche un focus particolare al mondo dell’industria fossile chiedendo che si inizi subito a lavorare per una sua totale eliminazione, da terminare al massimo entro il 2030, garantendo una transizione “decentrata, giusta, progettata per e con i lavoratori, le comunità locali e indigene e quelle più colpite dalla crisi del clima e del territorio”.
La responsabilità ricade anche sulle realtà che operano in altri settori: “tutti gli attori non statali, compresi gli organismi delle Nazioni Unite, la moda, lo sport eccetera, dicono i giovani, non devono accettare alcun investimento in combustibili fossili, né l’influenza di attività di lobby in questo settore, specialmente in ambiti come quello dei negoziati internazionali”.
Chiara in questo caso la frecciata alle Nazioni Unite, che per l’organizzazione dei negoziati di questo autunno hanno accettato le sponsorizzazioni di realtà che operano o investono nel settore dei combustibili fossili.
Infine è intervenuta Marinel Ubaldo, che ha presentato i punti chiave sintetizzati dai partecipanti di Youth4Climate in relazione al quarto filone tematico dedicato alla costruzione di una Climate conscious society, una società più consapevole delle sfide climatiche.
In questo ambito i giovani hanno approfondito la tematica dell’educazione e sottolineato la necessità di sostenere la consapevolezza e la mobilitazione del pubblico.
“Serve assicurare che tutti possano partecipare al processo di decision-making”, ha sottolineato Ubaldo.
Il documento integrale con i punti chiave delineati dai giovani per il clima è stato pubblicato dal Ministero della Transizione Ecologica ed è disponibile a questo link.

Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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