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Emissioni Metano da combustibili fossili ancora elevate, ma destinate a diminuire: il rapporto IEA

La piena attuazione della COP28 e di altri impegni ridurrebbe le emissioni di metano da combustibili fossili del 50% ad un costo marginale

Nel corso del 2023 le emissioni di metano derivanti dal settore energetico sono rimaste vicine a livelli record, ma secondo un report dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) sono destinate a diminuire presto con la attuazione delle politiche e normative annunciate negli ultimi mesi, specialmente in occasione della COP28.  La messa in pratica di queste misure in questo decennio permetterebbe di allinearsi all’obiettivo degli 1,5 gradi.

Il rapporto “Monitoraggio globale del metano 2024” curato dall’IEA ha stimato che la produzione e l’uso di combustibili fossili hanno comportato quasi 120 milioni di tonnellate di emissioni di metano nel 2023, un piccolo aumento rispetto al 2022. Altri 10 milioni di tonnellate di emissioni di metano provenivano dalla bioenergia, principalmente dall’uso tradizionale di biomassa per attività come cucinare.

L’analisi è stata realizzata sulla base dei dati più recenti disponibili sulle emissioni di metano del settore energetico e incorpora nuovi studi scientifici, campagne di misurazione e informazioni raccolte dai satelliti.

Il metano atmosferico è il secondo gas serra più importante per il riscaldamento globale ed è responsabile di circa il 30% del riscaldamento registrato dai tempi preindustriali. Le emissioni di questo gas dipendono molto dalle fonti e dai “sinks“, ossia da quegli elementi che sottraggono gas serra dall’atmosfera. Osservando i dati storici è possibile vedere come dal 2007 le concentrazioni di metano sono aumentate sempre più velocemente. Tra il 1990 e il 2021 l’effetto “riscaldante” dei gas serra (il forzante radiativo), è aumentato del 50% e l’anidride carbonica, in particolare, è responsabile per l’80% di questo aumento. Tuttavia il metano è 80 volte di più potente della CO2 nella sua capacità di sequestrare il calore nei primi 20 anni dalla sua immissione in atmosfera.

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Abbattere le emissioni di metano è meno complesso e costoso di quanto si possa pensare

La principale fonte delle emissioni di metano è l’agricoltura, seguita dal settore energetico che rappresenta oltre un terzo delle emissioni totali di metano attribuibili all’attività umana. Riducendo tali emissioni legate ai combustibili fossili, secondo l’IEA ha il maggior potenziale di importanti riduzioni nel breve termine: circa 80 Mt di emissioni annuali di metano da combustibili fossili possono infatti essere evitate attraverso l’impiego di tecnologie esistenti, spesso a costi bassi o addirittura negativi.

Chi emette di più? Quasi il 70% delle emissioni di metano da combustibili fossili provengono dai primi 10 paesi emettitori. Delle quasi 120 milioni di tonnellate di emissioni legate ai combustibili fossili nel 2023, circa 80 Mt provenivano dai primi 10 paesi emettitori di metano a livello globale.

Gli Stati Uniti sono il maggiore emettitore di metano derivante dalle operazioni di petrolio e gas, seguiti da vicino dalla Russia. La Cina è di gran lunga il maggiore emettitore di carbone nel settore del carbone.

Ma l’intensità delle emissioni di metano legate alla produzione di petrolio e gas varia ampiamente. I paesi con i migliori risultati ottengono risultati oltre 100 volte migliori rispetto a quelli peggiori. Norvegia e Paesi Bassi hanno le intensità di emissioni più basse. Anche i paesi del Medio Oriente, come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, hanno intensità di emissioni relativamente basse. Turkmenistan e Venezuela hanno invece valori piuttosto alti.

Per abbattere le emissioni di metano basterebbe mettere in pratica politiche mirate, elevare gli standard operativi e utilizzare la tecnologia esistente, e su tutti questi fronti le migliori pratiche sono già ben consolidate.

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Nello scenario Emissioni Zero entro il 2050 (NZE), che vede il settore energetico globale raggiungere emissioni nette pari a zero entro la metà del secolo, limitando l’aumento della temperatura a 1,5 °C, le emissioni di metano derivanti dalle attività legate ai combustibili fossili diminuiranno di circa il 75% entro il 2030.

Tuttavia il solo taglio della domanda di combustibili fossili non è sufficiente per ottenere le riduzioni profonde e durature necessarie: anche se l’uso di combustibili fossili inizia a diminuire servono infatti misure mirate per ridurre le emissioni di metano.

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Curva del costo marginale di abbattimento del metano derivante dalle operazioni di petrolio e gas naturale

Si sa già come fare, e si sa anche che non costa molto, anzi. Secondo la valutazione dell’IEA, l’abbattimento del metano nell’industria dei combustibili fossili è una delle opzioni più pragmatiche e a basso costo per ridurre le emissioni di gas serra. Le tecnologie e le misure per prevenire le emissioni sono ben note e sono già state implementate con successo in tutto il mondo.

Sulla base dei prezzi medi dell’energia nel 2023, circa il 40% delle 120 Mt di emissioni di metano da combustibili fossili potrebbero essere evitate senza alcun costo netto. Questo perché le spese necessarie per le misure di abbattimento sono inferiori al valore di mercato del gas metano aggiuntivo catturato e venduto o usato. Per ottenere la riduzione del 75% delle emissioni di metano sono infatti necessari 170 miliardi di dollari di spesa fino al 2030, 100 miliardi di dollari dal settore del petrolio e del gas e 70 miliardi di dollari dall’industria del carbone.

Le aziende produttrici di combustibili fossili dovrebbero avere la responsabilità di finanziare queste misure di riduzione, dato che tra l’altro l’importo della spesa necessaria rappresenta meno del 5% del reddito generato dall’industria nel 2023.

 

Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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