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Dalla crisi climatica ai cicloni mediterranei: il passaggio è brevissimo

Al di là di tutti report, le analisi, le interviste, i numeri e le statistiche, gli eventi estremi di questi giorni devono indurci a riflessioni più profonde e accorate. O pensiamo davvero che la Terra si metta a posto da sola?

Piogge torrenziali, alluvioni, uragani, trombe d’aria e marine, ondate di caldo estremo, periodi di siccità eccezionali, incendi dall’Australia all’Artico, scioglimento dei ghiacci, innalzamento del livello di mari ed oceani, spostamento delle fasce climatiche, modifica degli ecosistemi, estinzione delle specie animali, migrazioni di massa, malattie e infine la morte.

Non è un bollettino di guerra, ma semplicemente quello che stiamo osservando sul pianeta ormai da decenni, come principale effetto dell’ormai inflazionato Global Warming.

Global Warming uguale Crisi Climatica, una crisi che si manifesta in giro per il mondo con tutta la serie di fenomeni drammatici che abbiamo appena messo in elenco. E tra questi, naturalmente, ne rientrano diversi targati Italia, come il Medicane che si è formato nelle ultime ore al largo della Sicilia e rischia di mettere in ginocchio una regione appena martoriata dalle piogge alluvionali dei giorni scorsi.

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Quindi c’è un collegamento tra la crisi climatica a cui gridano i giovani della Terra e rispetto al quale preferiscono fare ancora poco i “potenti” dello stesso pianeta, con il ciclone simil tropicale – dunque eccezionale – che bazzica vicino alla nostra meravigliosa, unica e inimitabile Trinacria?
Ma naturalmente sì!

In tempi ancora poco sospetti gli scienziati di tutto il mondo e noi professionisti del settore mettevamo in guardia circa le possibili conseguenze che il Global Warming avrebbe potuto portare a livello climatico. Oggi, in tempi dove il sospetto è diventato realtà, siamo costretti a dire: «ve lo avevamo detto che i rischi potevano essere questi…e nel frattempo cosa avete/abbiamo fatto per arginarli?»
Poco e niente.

Dunque viviamo in un’epoca in cui la crisi climatica è una verità triste e impietosa, che agisce senza riserve davanti ai nostri occhi. Per sfruttare la pubblicità di qualche tempo fa di una nota compagnia telefonica, potremmo dire: “climate change…tutto intorno a te!” Ma di divertente e innovativo, ahimè, non c’è nulla.

Al di là di tutti gli innumerevoli e autorevoli studi e approfondimenti scientifici pubblicati giorno dopo giorno negli ultimi mesi e anni, più o meno complessi da comprendere per una certa fetta di popolazione e per i non addetti ai lavori, che testimoniamo e confermano uno scenario futuro insostenibile per gli abitanti di questo pianeta a causa della crisi climatica, credo non ci sia una difficoltà insormontabile nel recepire il significato di “Global Warming”: ovvero Riscaldamento Globale.

La temperatura media superficiale della Terra aumenta e lo fa in modo inarrestabile ormai da oltre 150 anni. Lasciamo per un attimo da parte il quanto, il come e il perché (di cui si parla tutti giorni abbondantemente), ma concentriamoci sul significato di “riscaldamento” globale.


Riscaldare significa trasmettere calore, nelle modalità più congeniali, il calore non è altro che una forma di energia: non lo dico io, ma ce lo spiega molto bene la fisica da centinaia di anni.

Se la temperatura media annuale terrestre aumenta, di conseguenza aumenta il calore in circolazione nell’atmosfera e dunque anche l’energia termica che l’atmosfera stessa avrà a disposizione…ma per cosa?

Tra le altre cose, per sviluppare i fenomeni meteorologici i quali, per generarsi, hanno bisogno di energia. Infatti, il “carburante” per lo sviluppo della maggior parte dei fenomeni del tempo, dai più noti e consueti come i temporali ai più anomali e potenzialmente devastanti come i TLC nel mar Mediterraneo, da sempre è il calore. Solo con l’aria fredda non si va da nessuna parte, ci vuole la giusta dose di aria calda. Ma se si esagera con  questa dose, beh…il risultato finale potrebbe essere qualcosa di alquanto inaspettato.

Esattamente come accade per un fuoco acceso nella taverna di casa vostra: la legna che aggiungete di tanto in tanto nel camino è il carburante che lo tiene in vita e che dà il giusto calore all’ambiente: ma, se eccedete con la quantità di legna, rischiate di perdere il controllo della situazione e di trasformare un piccolo fuoco in enorme incendio.
O ancora peggio, è quello che succede quando uno sportivo ricorre all’uso di sostanze dopanti per ottenere risultati immediati ed eccezionali.

In meteorologia, e di riflesso in climatologia, succede la stessa cosa: stiamo dopando l’atmosfera, con le conseguenze catastrofiche che osserviamo oggi.

Se immetto più calore del normale in atmosfera, prima a poi questa mi restituirà il surplus energetico attraverso manifestazioni meteorologiche eccezionalmente intense e più frequenti.

Ricordate il ciclo dell’acqua? Ebbene, molte delle nostre risposte arrivano da lì: evaporazione, condensazione, precipitazione, scorrimento e infiltrazione, attraverso i diversi passaggi di stato dell’acqua.

Più elevate sono le temperature delle acque superficiali di mari e oceani, più accelerato e intenso sarà il processo di evaporazione, che immetterà nell’atmosfera quantità molto maggiori del consueto di vapore acqueo. Più aria calda significa, potenzialmente, più vapore acqueo in essa contenibile, con un peso specifico sempre minore. Dunque, aria sempre più leggera in grado di salire più facilmente. Salire significa, prima o poi, andare incontro a pressioni e a temperature più basse e condensare. All’atto della condensazione, le nubi che si formeranno saranno molto più imponenti e con una quantità notevolmente maggiore di goccioline d’acqua al loro interno, più o meno piccole, pronte a cadere da un momento all’altro al suolo.

È chiaro dunque che, in fenomeni meteorologici come cicloni tropicali o simil-tropicali (TLC), uragani o medicane (uragani mediterranei), l’eccesso di energia termica accumulata sopra i mari e gli oceani fa molto la differenza: maggiore sarà tale eccesso e più grande sarà, a sua volta, la quantità di energia cinetica in cui quella termica si trasformerà, ovvero un intenso e vorticoso moto convettivo dell’aria, da cui trarranno origine le imponenti muraglie di nubi destinate ad avvitarsi di lì a breve attorno all’occhio del ciclone.

È fondamentale il continuo rifornimento di vapore e la persistenza di condizioni che favoriscono l’ascesa dell’aria, la quale inizierà a ruotare grazie alla nota forza di Coriolis: a questo punto il vortice funziona come una pompa aspirante, che continua a risucchiare vapore e calore dal mare, autoalimentandosi e divenendo sempre più potente.

Se davvero vogliamo che questi eventi estremi non diventino la normalità nel giro di pochi anni, anche intorno a casa nostra, dobbiamo gettare acqua sopra l’incendio, grande quanto tutta la Terra, che noi stessi abbiamo acceso.

Ci allarmiamo subito se ai nostri figli o ai nostri nipoti sale improvvisamente la febbre a 40, chiamiamo il medico, li portiamo al pronto soccorso perché magari faticano a respirare, e nel frattempo poniamo una pezza bagnata sulla loro fronte bollente, ci prendiamo cura di loro, dopotutto sono i nostri figli e i nostri nipoti, ci mancherebbe altro…chi non lo farebbe?
La Terra ha lo stesso bisogno: grida e implora il nostro aiuto, e noi glielo dobbiamo. Lo dobbiamo fare per noi, ma soprattutto per i nostri figli e per i nostri nipoti. Per la generazione che sta per arrivare.

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Rino Cutuli

Rino Cutuli è laureato in Scienze Ambientali e si è specializzato in Meteorologia Applicata. Da febbraio 2005 lavora come Meteorologo presso Meteo Expert. Nel settembre del 2011 pubblica il suo primo libro dal titolo "Rosso di sera..." dedicato ai proverbi e modi di dire sul tempo, inserito nella collana meteo Alpha Test. Nel giugno del 2013 consegue l’attestato di competenza “Meteorologo Aeronautico”, rilasciato da ENAC secondo la normativa WMO vigente. Da settembre 2014 insegna Meteorologia presso l'Istituto Tecnico Aeronautico A. Locatelli di Bergamo. Nel febbraio del 2017, infine, consegue la qualifica di Meteorologo professionista.

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