Plantasia: a Milano la musica mette radici e rinasce un’ex cava
Progetti come questo riportano l’attenzione su ciò che conta davvero: conoscere il suolo, intervenire con metodi appropriati, coinvolgere le persone e misurare i risultati nel tempo
A Milano, nell’ex cava di via Quarenghi, sta prendendo forma Plantasia, un parco sonoro di circa 40.000 m² che unisce recupero ambientale, musica e partecipazione giovanile. Il progetto nasce dall’alleanza tra l’organizzazione no profit della cantante Elisa, la Fondazione Lotus ETS e quella di Giovanni Caccamo, la Youth & Future – Parola ai Giovani APS, con il sostegno del Comune di Milano e altre realtà. Non è un semplice spazio verde: è un intervento di rigenerazione urbana che parte da un suolo degradato e punta a trasformarlo in un luogo vivo, accessibile e culturalmente attivo.
Visualizza questo post su Instagram
L’annuncio di questa importante collaborazione è stato dato il 28 agosto 2026 in occasione del concerto di Giovanni Caccamo al Teatro Romano di Verona. Plantasia non sarà solo un intervento ambientale ma la nascita di un nuovo presidio culturale a cielo aperto, dove artisti, professionisti della filiera musicale saranno parte attiva della trasformazione. Un luogo che vuole diventare punto di riferimento per chi vive la musica come motore di cambiamento sociale e ambientale.

Dal degrado al fitorimedio
L’area, proprietà comunale e situata a pochi chilometri dallo Stadio San Siro, è un’ex cava da tempo ai margini della vita cittadina. Prima di qualsiasi piantumazione, il progetto prevede indagini approfondite sul terreno per valutare la possibilità di sperimentare il fitorimedio (o fitobonifica): una tecnica nature-based che utilizza piante selezionate per contribuire a recuperare suoli, acque, sedimenti contaminati o degradati. Solo dopo l’analisi si procederà alla scelta e alla messa a dimora delle specie più adatte, con avvio previsto dalla primavera 2027.
Visualizza questo post su Instagram
Il Comune di Milano ha già impegnato circa 300.000 euro, mentre le organizzazioni promotrici mirano a raccogliere altri 200.000 euro di fondi privati entro fine anno. Si tratta di risorse concrete per un intervento che non può essere improvvisato: richiede tempi, verifiche e trasparenza, elementi essenziali di qualsiasi operazione di recupero ambientale reale.

Natura e suono in dialogo: la fitoacustica
La particolarità di Plantasia arriva dopo il lavoro sul suolo: l’idea è sperimentare la fitoacustica, rendendo la vegetazione parte integrante dell’esperienza sonora. Non si tratta solo di un parco con musica di sottofondo, ma di uno spazio in cui natura e suono dialogano, ispirato anche all’album Mother Earth’s Plantasia di Mort Garson (1976), pensato originariamente “per le piante”. Il parco potrà ospitare percorsi immersivi, mostre a cielo aperto e appuntamenti culturali, trasformando il verde in uno strumento di fruizione pubblica e di sensibilizzazione.

Sostenibilità che coinvolge i giovani
Oltre al recupero fisico dell’area, Plantasia si collega al “Bosco del Cambiamento” di Youth & Future. Dal 2021 l’associazione ha raccolto le risposte di migliaia di giovani in diversi Paesi a domande su cosa cambierebbero della società e quale sia la loro “parola di cambiamento”. Il parco diventa così anche uno spazio di partecipazione attiva delle nuove generazioni, dove temi ambientali si intrecciano a cultura e creatività. Questo capitolo si inserisce nel percorso più ampio di Elisa che ha già sperimentato scelte concrete di sostenibilità, come l’uso di biofuel per un concerto a San Siro e che continua a collegare musica, impegno sociale e ambientale.
Visualizza questo post su Instagram
“La sostenibilità non può essere soltanto una parola, deve diventare cultura, partecipazione, responsabilità condivisa” ha affermato Elisa. Per Caccamo, Plantasia può essere “un luogo nel quale la cura della terra può diventare anche cura delle comunità“.

Un modello possibile di rigenerazione
Plantasia non è un’operazione simbolica, è un tentativo di dimostrare che un’area compromessa può essere recuperata producendo benefici ambientali e diventando allo stesso tempo spazio pubblico utilizzabile. La prova vera sarà nella terra: nelle analisi, nelle specie messe a dimora, nella manutenzione e nei risultati misurabili. Se riuscirà, Milano avrà un nuovo polmone verde e un esempio interessante di come musica, natura e coinvolgimento giovanile possano lasciare un’eredità concreta oltre il palco. In un’epoca in cui la sostenibilità rischia spesso di restare dichiarazione, progetti come questo riportano l’attenzione su ciò che conta davvero: conoscere il suolo, intervenire con metodi appropriati, coinvolgere le persone e misurare i risultati nel tempo.