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La scommessa elettrica di Macron: perché la Francia accelera sull’elettrificazione (e cosa insegna all’Italia)

Dall’auto elettrica alle pompe di calore, dalle reti alle rinnovabili: il piano francese punta a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e a trasformare la crisi energetica in una leva di competitività industriale

La Francia vuole smettere di “importare crisi globali nelle bollette dei cittadini”. È questa la logica politica ed energetica dietro il nuovo piano nazionale per l’elettrificazione promosso dal Presidente Emmanuel Macron, una strategia che punta ad accelerare l’uscita dai combustibili fossili attraverso un massiccio aumento dell’uso dell’elettricità nei trasporti, nel riscaldamento e nell’industria.

L’obiettivo dichiarato è tanto climatico quanto geopolitico: ridurre la vulnerabilità del Paese agli shock internazionali del gas e del petrolio, tagliare le emissioni climalteranti e rafforzare la competitività industriale francese. Non a caso, presentando il piano all’Eliseo insieme a utility, investitori e industria, Macron ha definito l’elettrificazione una priorità nazionale per la “sovranità energetica” della Francia.

Il piano: 22 misure per accelerare la transizione

Il piano francese si articola in 22 misure, con l’obiettivo di portare entro il 2030 la quota di elettricità nei consumi finali a circa il 60% del mix energetico domestico. Per riuscirci, Parigi punta su più fronti contemporaneamente.

Uno dei pilastri è la mobilità elettrica. Il governo vuole accelerare la diffusione delle auto a batteria attraverso il potenziamento delle infrastrutture di ricarica, con l’obiettivo di raggiungere circa 240 mila colonnine pubbliche, e programmi di sostegno economico come il leasing sociale per rendere accessibili i veicoli elettrici anche alle fasce di reddito medio-basse.

Altro asse strategico è il riscaldamento domestico. La Francia vuole spingere fortemente la diffusione delle pompe di calore, con l’obiettivo industriale di arrivare a produrne un milione all’anno sul territorio nazionale, rafforzando al tempo stesso una filiera manifatturiera interna. Fondamentale sarà anche il rafforzamento delle reti elettriche. I grandi operatori di trasmissione e distribuzione, come RTE ed Enedis, dovranno investire miliardi per rendere il sistema capace di sostenere l’aumento dei consumi elettrici e integrare una quota crescente di rinnovabili.

Clima, bollette e indipendenza energetica

La scelta francese si inserisce in un contesto europeo più ampio. Elettrificare i consumi è oggi considerato uno degli strumenti più efficaci per decarbonizzare l’economia, soprattutto se accompagnato da una produzione elettrica a basse emissioni. Nel settore dei trasporti, ad esempio, sostituire motori a combustione con veicoli elettrici consente di ridurre drasticamente la dipendenza dal petrolio. Nel riscaldamento, le pompe di calore permettono di consumare meno energia primaria rispetto alle caldaie tradizionali a gas, abbattendo emissioni e costi nel medio periodo. Ma per Parigi il tema è anche economico: meno combustibili fossili importati significa minore esposizione alle oscillazioni dei prezzi globali. La crisi energetica del 2022 e l’attuale guerra in Medio Oriente ha mostrato con chiarezza quanto gli shock internazionali possano tradursi rapidamente in bollette più care per famiglie e imprese.

Il ruolo dei capitali privati

Per realizzare questa trasformazione, la Francia punta anche a mobilitare grandi investimenti privati. Tra gli operatori coinvolti figura Octopus Energy, già attiva nel Paese.

Secondo Giorgio Tommasetti, CEO di Octopus Italia, il messaggio arrivato da Parigi è netto: “La Francia ha dimostrato che il momento di agire è ora e che, quando c’è una strategia chiara e un sistema che facilita gli investimenti, i capitali privati arrivano rapidamente. Macron ha lanciato il piano nazionale di elettrificazione e ci ha invitato all’Élysée per contribuire a costruirlo: lì abbiamo già investito oltre un miliardo nelle rinnovabili e siamo pronti ad accelerare ancora.” Tommasetti sottolinea anche il contrasto con il quadro italiano: “Anche in Italia stiamo investendo molto, abbiamo oltre un milione di utenze e continuiamo a credere fortemente nel Paese, ma il potenziale potrebbe essere ancora molto più grande. I capitali ci sono, la tecnologia anche e i consumatori sono pronti: con meno burocrazia e tempi certi potremmo aumentare ulteriormente gli investimenti e ridurre ancora il costo dell’energia anche in Italia.”

Il confronto con l’Italia

Il piano francese apre inevitabilmente una riflessione anche per l’Italia, che resta fortemente dipendente dalle importazioni di gas e sconta ritardi nello sviluppo delle infrastrutture energetiche.

Per Mario Motta, delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano, la lezione francese è chiara: “La mossa di Macron dimostra che l’elettrificazione non è un’opzione ideologica, ma una precisa strategia di sovranità economica e competitività industriale.” Secondo Motta, mentre Parigi prova a blindare la propria sicurezza energetica con investimenti coordinati tra industria, utility e Stato, Roma rischia di perdere terreno: “L’Italia rischia di restare indietro. Il nostro Paese sconta ritardi strutturali pesanti, come una fiscalità che penalizza ancora il vettore elettrico e tempi di autorizzazione per le reti che sono il doppio della media europea.” La conclusione del docente del Politecnico è netta: “Sbloccare l’elettrificazione dei consumi e lo sviluppo delle rinnovabili è la via maestra per garantire l’indipendenza energetica, tagliare i costi in bolletta e avviare il rilancio economico del sistema Italia.”

Una strategia climatica, ma anche industriale

La sfida francese va dunque oltre la semplice riduzione delle emissioni. L’elettrificazione proposta da Macron rappresenta un tentativo di ridefinire il rapporto tra clima, energia e industria in un’epoca di crescente instabilità geopolitica. Il punto centrale è che la transizione energetica non viene presentata come un costo da sostenere, ma come un investimento in resilienza economica. Se funzionerà, il modello francese potrebbe rafforzare l’idea che decarbonizzazione e competitività non siano obiettivi in conflitto, ma parte della stessa strategia.

Per l’Italia, il messaggio implicito è difficile da ignorare: in una corsa globale verso l’elettrificazione, il rischio più grande potrebbe non essere muoversi troppo velocemente, ma arrivare troppo tardi.

Elisabetta Ruffolo

Elisabetta Ruffolo (Milano, 1989) produttrice Tv e Giornalista. Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico sulle reti Mediaset. Laureata in Public Management presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli studi di Milano. Ha frequentato l’Alta scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per il Master in Comunicazione e gestione della sostenibilità.

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