Maggio 2026 ha chiuso la seconda primavera più calda della serie storica dell’Italia. I dati Copernicus
La precoce ed eccezionale ondata di calore dell’ultima decade di maggio ha chiuso il sipario su una delle stagioni primaverili più calde degli ultimi 77 anni a livello nazionale, la più calda per le regioni settentrionali. Ecco cosa raccontano i dati storici della rianalisi climatica ERA5 di Copernicus
Il caldo ha vinto, anche questa volta. Malgrado i ripetuti episodi di freddo tardivo, le numerose tempeste e i treni di perturbazioni, il caldo anomalo della prima parte di marzo e dell’intero mese di aprile e la sorprendente ondata di calore dell’ultima decade di maggio hanno travolto la primavera italiana e dominato, come al solito, la scena. Tutto ciò è coerente con la crisi climatica con la quale conviviamo da tempo e alla quale, purtroppo, ci siamo quasi abituati.
Non si tratta di percezioni, ma di numeri. E’ quanto emerge dall’analisi dei dati storici forniti dal programma europeo di osservazione e monitoraggio della Terra Copernicus: dati derivati da rilievi di stazioni meteorologiche, palloni sonda, boe, navi, aerei e satelliti, sviluppati dal Copernicus Climate Change Service dell’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (C3S/ECMWF) e resi accessibili attraverso il Climate Data Store dedicato.
Temperatura dell’aria +1,26°C: seconda primavera più calda della serie storica. Record per il Nord Italia
Dopo la parentesi anticiclonica e molto calda di aprile, nei primi giorni di maggio si è aperta una fase decisamente instabile e spesso fresca, culminata e chiusa nella seconda decade del mese con una lunga sequenza di perturbazioni e temperature al di sotto della media. Ma, come quasi sempre accade, anche alla fine della primavera meteorologica, le fasi più fresche sono state ampiamente sovracompensate dai frequenti e spesso prolungati periodi di caldo anomalo. L’ondata di calore precoce ed eccezionalmente intensa dell’ultima decade del mese ne è un esempio tanto estremo quanto emblematico. Associata alla presenza di un potente e persistente anticiclone di matrice subtropicale disteso sull’Europa occidentale e centrale, la prima ondata di caldo del 2026 ha portato temperature record per il periodo in diversi Paesi, tra cui Inghilterra, Francia e Spagna, spingendo la colonnina di mercurio oltre i valori tipici della piena estate anche nel Nord Italia e in parte del Centro.
Così, con un valore di 16,09°C, la temperatura media di maggio registrata a 2 metri dal suolo nazionale è risultata di 1,04°C superiore alla media del trentennio di riferimento 1991-2020. Per il nostro Paese, l’ultimo mese della primavera meteorologica è stato il settimo più caldo dal 1950.

Tra qualche episodio di freddo tardivo e frequenti periodi di caldo anche fortemente anomalo, la primavera meteorologica si è alla fine chiusa con un’anomalia termica stagionale di ben +1,26°C, dato che la pone al secondo posto del ranking delle primavere più calde dal 1950 in Italia, ad un soffio dal record del 2024 (+1,28°C).
In 76 anni, la temperatura media primaverile ha subìto un incremento statisticamente significativo di 1,78°C a livello nazionale: mediamente, ogni 10 anni è aumentata di 0,23°C. Il trend è stato più marcato al Nord (+0,30°C per decennio), più contenuto nelle regioni centrali e in Sardegna (+0,21°C e +0,20°C per decennio, rispettivamente) e, soprattutto, al Sud peninsulare e in Sicilia (+0,17°C per decennio).

Le mappe delle anomalie termiche di maggio e dell’intera stagione meteorologica mostrano temperature medie mensili e stagionali superiori alla media climatica in quasi tutto il Paese, soprattutto in gran parte delle Alpi e al Nordovest, dove lo scarto dalla media ha diffusamente raggiunto e superato 1,5°C. In gran parte del Centro e della Sardegna le temperature si sono mantenute al di sopra della media di almeno un grado, mentre il Sud ha sperimentato anomalie inferiori, soprattutto la Sicilia.

L’elaborazione per settori geografici su base stagionale restituisce dunque anomalie di +1,61°C al Nord (record), +1,26°C e +1,27°C rispettivamente nelle regioni centrali e in Sardegna (secondo valore più elevato), +0,86°C al Sud peninsulare, +0,51°C in Sicilia.
La profonda impronta lasciata dall’eccezionale ondata di caldo dell’ultima decade di maggio è ben evidente anche in quota. Lo zero termico, al Nord, si è infatti posizionato almeno 100 metri al di sopra della quota attesa nell’ultimo mese della primavera meteorologica. Sulle Alpi, ad esempio, lo ritroviamo tra 3100 e 2900 metri: un altro duro colpo per i nostri ghiacciai.

Sulle regioni meridionali, meno esposte all’urto dell’ondata di calore, lo zero termico si è posizionato a quote medie leggermente inferiori rispetto al valore climatico, collocandosi fino 100 metri al di sotto.
Temperatura del mare +1,02°C: terza primavera più calda dal 1950
Secondo i dati della rianalisi climatica ERA5 di Copernicus, la temperatura delle acque superficiali dei mari che circondano l’Italia, compresi fra 36-47°N e 6-20°E, lo scorso maggio è stata di 19,02°C: 0,89°C in più rispetto alla media 1991-2020. Come i precedenti 48 mesi, anche maggio 2026 ha dunque registrato un’anomalia positiva. Si tratta, tra l’altro, di uno scarto dalla media piuttosto elevato per il periodo, che pone l’ultimo mese della primavera meteorologica 2026 al sesto posto della classifica dei mesi di maggio più caldi per il mare dal 1950, a circa tre decimi di grado dal record del 2007.
Spinta dall’importante contributo della prima metà di marzo, del mese di aprile e dell’ultima, rovente, decade di maggio, la temperatura dell’intera stagione primaverile ha registrato un’anomalia di +1,02°C, la terza più elevata dalla metà del secolo scorso, dietro a quella del 2024 (+1,05°C) e del 2025 (+1,12°C).

In 76 anni, la temperatura primaverile delle acque superficiali del Mediterraneo centrale ha subìto un incremento medio di 0,96°C, oltre un decimo di grado ogni decennio: un trend, statisticamente significativo, meno accentuato rispetto a quello estivo ed autunnale, ma più accentuato rispetto a quello invernale.
Anche quest’anno, la temperatura del mare ha raggiunto valori fortemente anomali soprattutto nei bacini di Ponente. I settori occidentali del Medio e Basso Tirreno, il Canale di Sardegna, il Mar di Sardegna e il Mar Ligure hanno infatti sperimentato anomalie superiori a +1,5°C sia a livello stagionale, sia, soprattutto, a livello mensile. La temperatura delle acque superficiali degli altri bacini si è invece mantenuta un po’ più prossima ai valori climatici, soprattutto nel Medio e Basso Adriatico e nell’Alto Ionio durante il mese di maggio.

Precipitazioni -16%: deficit primaverile al Nord e nelle regioni tirreniche
Secondo i dati ERA5-Land di Copernicus, in maggio è caduto sull’Italia il 24,6% di precipitazione in meno rispetto alla media del trentennio 1991-2020: un deficit pluviometrico dopo due anni consecutivi di surplus, che pone l’ultimo mese della primavera al ventitreesimo posto della classifica dei mesi di maggio più secchi dalla metà del secolo scorso.
La primavera meteorologica si è invece posizionata al quattordicesimo posto del ranking stagionale, con un deficit complessivo del 16%, frutto di un mese di marzo particolarmente piovoso al Nordovest, sulle regioni del Medio Adriatico e al Sud, un aprile molto secco al Nord e lungo il versante tirrenico, e un maggio umido solo in alcune zone delle regioni tirreniche.

La distribuzione sul territorio italiano delle anomalie pluviometriche del mese di maggio vede infatti un netto deficit di pioggia in quasi tutto il Nord, lungo il versante adriatico e in gran parte dell’estremo Sud, zone in cui localmente è caduta anche meno della metà della pioggia attesa. Al contrario, Toscana, Umbria, Alto Lazio, Sardegna settentrionale e alcune zone di Campania, Calabria e Sicilia hanno ricevuto più pioggia rispetto al quantitativo medio mensile 1991-2020.

A livello stagionale, spicca il surplus delle precipitazioni su Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria Ionica e Sicilia orientale, in parte ereditato dai fenomeni estremi legati al passaggio del ciclone Erminio tra la fine di marzo e l’inizio di aprile. Il resto del Paese ha invece chiuso la stagione con un netto deficit, più marcato al Nordest, nel Lazio e in Campania.