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Tour de France infuocato ma non solo per la lotta alla maglia gialla

Emergenza temperature estreme: con più di 3.000 km e milioni di spettatori, la Grand Boucle diventa uno specchio dei cambiamenti climatici

Il caldo asfissiante che da giorni non da tregua a gran parte dell’Europa centro-occidentale, in Francia sta influenzando pesantemente lo svolgimento del Tour de France con l’organizzazione che è stata costretta a modificare o accorciare alcune tappe per tutelare la salute dei corridori. Le temperature medie della corsa sono state di 35 gradi, creando non pochi problemi al gruppo.

Tour de France 2026

Anche Tadej Pogačar soffre il caldo

A parlare dell’argomento in conferenza stampa alcuni giorni fa è stato anche Tadej Pogačar: “Se avessi il potere di cambiare tutto, modificherei i calendari, non correrei a luglio e agosto nei luoghi più caldi. È stata avanzata una proposta secondo cui potremmo partire alle 10:00 ma per me non cambierebbe nulla… bisognerebbe partire alle 8:00 o alle 9:00 del mattino, o anche prima. Penso che il corpo possa adattarsi anche a questo: svegliarsi alle 5:00 e affrontare una tappa alle 8:00. La nostra squadra ha gestito piuttosto bene questo caldo, abbiamo fatto un ottimo lavoro per raffreddare il nostro organismo e sono abbastanza soddisfatto di come è andata”.

 

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Ciclismo ed emergenza temperature

Uno studio “Il futuro degli sport estivi all’aria aperta in Europa attraverso la lente di 50 anni di Tour de France” pubblicato sulla rivista Scientific Reports il 24 febbraio di quest’anno, analizzando 50 edizioni della Grande Boucle dal 1974 al 2023, ha certificato un trend inesorabile: il rischio di stress termico a luglio in Francia è cresciuto in modo costante, con il maggior numero di episodi proprio nell’ultimo decennio. Dai risultati infatti è emerso che mentre nelle competizioni svolte nei decenni passati era raro che la soglia di “alto rischio” venisse superata durante le diverse tappe della corsa ciclistica, nell’ultimo è stato registrato almeno un evento di superamento.

Photo by Tim de Waele/Getty Images

Ivana Cvijanovic, scienziata climatica presso l’Istituto nazionale francese di ricerca per lo sviluppo sostenibile che ha guidato il lavoro, ha affermato che i ricercatori hanno scelto il Tour de France perché è la “gara ciclistica per eccellenza”. Viene però sottolineato che anche il Giro d’Italia e la Vuelta in Spagna, nonostante si svolgano in stagioni in cui è meno probabile che si verifichino temperature estreme, negli ultimi anni hanno registrato giornate molto calde.

“La sicurezza dal calore e le strategie per aiutare i corridori a mantenersi freschi stanno rapidamente acquisendo importanza nei Grandi Giri ciclistici. Dalla tutela della salute dei corridori alla protezione delle loro prestazioni, l’arte di mantenersi freschi è destinata a influenzare fortemente i risultati delle future gare dei Grandi Giri”.

Photo by Tim de Waele/Getty Images

Il parametro chiave è il WBGT, l’indice che combina temperatura, umidità, radiazione solare e vento: superare i 28 gradi significa entrare nella zona “pericolosa” per la salute degli atleti

I ricercatori hanno centrato l’analisi sulla soglia di “alto rischio” stabilita dall’Unione Ciclistica Internazionale nel 2024 fissata a 28 gradi WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), l’indice che misura lo stress termico combinando temperatura, umidità, vento e radiazione solare. Dai risultati è emerso che mentre nelle competizioni svolte nei decenni passati era raro che questa soglia venisse superata durante le diverse tappe della corsa ciclistica, nell’ultimo decennio la maggior parte del territorio francese ha registrato almeno un evento di superamento della soglia di alto rischio.

Photo by Dario Belingheri/Getty Images

Questo superamento inoltre è stato registrato proprio nella prima metà del pomeriggio, quando solitamente si decidono le fasi finali delle tappe e i ciclisti sono impegnati nel massimo dello sforzo fisico dopo già diverse ore passate a spingere sui pedali.

Crediti immagine: Tom Wieckowski

Gli autori concludono l’articolo scientifico sottolineando che a fronte dell’aumento delle temperature in atto, l’attuale modello di competizioni sportive estive in Europa sta diventando pericoloso. Senza protocolli di sicurezza climatica più rigidi e una revisione dei calendari, viene sottolineato che la salute degli atleti sarà messa seriamente a rischio.

 

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Canicola e rimedi dei corridori

Quest’anno con la canicola che ha toccato i 44 gradi tra Spagna e Francia, gli organizzatori hanno dovuto accorciare la nona tappa di 30 km per allerta rossa e la terza è partita senza pubblico e senza carovana pubblicitaria per il rischio incendi. I corridori indossano gilet di ghiaccio, si raffreddano con spruzzi d’acqua e dormono con lenzuola refrigerate ma i medici di squadra sono chiari: “Sta diventando sempre più caldo ogni anno” e “non è solo il caldo di una volta, le ondate di calore non danno tregua nemmeno di notte”.

 

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Il direttore del Tour Christian Prudhomme ha più volte sottolineato la necessità di adattamento, ricordando l’esistenza del protocollo UCI che permette più rifornimenti e tempi di eliminazione più ampi per evitare sforzi eccessivi ai corridori staccati. Ha anche evidenziato i limiti logistici: con 28.000 tra poliziotti, pompieri e gendarmi mobilitati, non è possibile stravolgere gli orari delle partenze. Sul fronte della progettazione futura del percorso, ha aggiunto che da alcuni anni si cercano salite all’ombra e in zone boscose: “Oggi ragioniamo quasi al contrario: cerchiamo posti all’ombra perché è fondamentale che il pubblico sia protetto”.

Photo by Tim de Waele/Getty Images

Il Tour de France, con i suoi 3.500 chilometri e milioni di spettatori, diventa così un laboratorio a cielo aperto dei limiti che i cambiamenti climatici stanno imponendo agli sport estivi all’aperto. Finora ha evitato il peggio per un soffio, ma con le ondate di calore sempre più frequenti e intense è solo una questione di tempo prima che la fortuna non basti più.

Crediti immagine: Getty Images

Stefania Andriola

Lavoro in redazione da febbraio 2010. Mi piace definirmi “giornalista, scrittrice e viaggiatrice”. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse; amo correre, andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate ma anche leggere un buon libro. Al mattino mi sveglio sempre con un’idea: cercare di aggiungere ogni giorno un paragrafo nuovo e interessante al libro della mia vita e i viaggi riempiono le pagine che maggiormente amo. La meteorologia per me non è solo una scienza ma è una passione e un modo per ricordarmi quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. Non possiamo chiudere gli occhi e dobbiamo pensare a dare il nostro contributo per salvaguardare il Pianeta. Bastano piccoli gesti.

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