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La campagna oceanografica del progetto europeo DEEP-IMPACT testimonia la presenza di rifiuti umani a quasi 2.000 metri

La plastica è arrivata anche dove gli esseri umani non hanno mai messo piede. Quello che abbandoniamo nell’ambiente non scompare: può essere trasportato e accumularsi anche negli ecosistemi marini più profondi e meno conosciuti

Si è conclusa con successo a fine settembre 2026 la campagna oceanografica del progetto europeo DEEP-IMPACT nel Mar Ionio, nell’area ancora poco esplorata tra Corfù e Cefalonia. Coordinato dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), il progetto ha operato a bordo della nave da ricerca Aegaeo dell’Hellenic Centre for Marine Research (HCMR). Obiettivo centrale dei ricercatori studiare come le acque dense che si formano nel Nord Adriatico durante gli inverni più freddi scorrono verso sud lungo il margine italiano, attraversano il Canale d’Otranto e possono raggiungere i canyon ionici, influenzando circolazione, mescolamento, ecosistemi profondi, possibile trasporto di microplastiche e altri contaminanti.

 

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La spedizione durata circa due settimane, con quattro transetti e circa 20 stazioni tra i 970 e i 1.900 metri di profondità, ha integrato ROV, veicolo sottomarino a comando remoto per documentare fondali e habitat, trappole sperimentali per pesci di profondità da analizzare per contaminanti, campionamenti di benthos, DNA ambientale (eDNA), misure CTD, box corer, glider sottomarini e profilatori autonomi. Ha coinvolto un team multidisciplinare con ricercatori di OGS, Scottish Association for Marine Science (SAMS), Università di Catania, Università del Salento, National Institute of Biology di Lubiana, CNR-Istituto di Scienze Polari, CoNISMa, Università di Barcellona e altri partner. La ricerca è stata realizzata nell’ambito di AQUARIUS, l’infrastruttura europea di accesso a navi, veicoli subacquei e piattaforme autonome, in linea con gli obiettivi della Missione UE “Restore our Ocean and Waters by 2030”.

Progetto DEEP-IMPACT

I rifiuti antropici documentati e la prospettiva ambientalista

Le immagini del ROV hanno mostrato nell’area studiata bottiglie, sacchi di plastica, lattine, guanti e altri rifiuti di origine umana adagiati sui fondali a circa 1.600 metri, fino a quasi 2.000 metri, accanto a organismi marini e sedimenti. Greenpeace Italia ha reso pubbliche le immagini, sottolineando che l’area è un “laboratorio naturale” di collegamento tra acque costiere antropizzate e abissi.

Progetto DEEP-IMPACT

“La plastica è arrivata anche dove gli esseri umani non hanno mai messo piede. E rischia di restare lì per secoli. Se non vogliamo trasformare il nostro pianeta in una discarica, dobbiamo ridurre la produzione globale di plastica vergine, abbandonare il monouso e vincolare le aziende a vendere più prodotti sfusi. Al governo italiano chiediamo di sostenere nei prossimi negoziati ONU previsti nel 2027, lo sviluppo di un accordo globale sulla plastica vincolante ed efficace che adotti tutte queste misure” ha dichiarato Valentina Di Miccoli attivista di Greenpeace Italia.

Progetto DEEP-IMPACT

“Del Canyon di Cefalonia e, più in generale, degli ecosistemi profondi del Mediterraneo conosciamo ancora sorprendentemente poco. Non è possibile proteggere efficacemente un ambiente senza conoscerne le specie, le relazioni ecologiche, la struttura delle comunità e i processi che ne regolano il funzionamento. Osservare una lattina, una bottiglia o un guanto a circa 1.600 metri di profondità produce una sensazione difficile da descrivere. Si tratta di luoghi che immaginiamo lontani, incontaminati e quasi irraggiungibili. Eppure, anche qui, arrivano i segni della nostra presenza. Queste immagini ci ricordano che ciò che abbandoniamo nell’ambiente non scompare: può essere trasportato e accumularsi anche negli ecosistemi marini più profondi e meno conosciuti” queste le parole di Francesco Tiralongo (Università di Catania, zoologo e ittiologo coinvolto nei campionamenti con trappole per fauna ittica profonda).

Progetto DEEP-IMPACT

Nel comunicato Greenpeace Riccardo Martellucci (ricercatore della Sezione di Oceanografia dell’OGS e responsabile scientifico/operativo) ha ribadito: “Osservare rifiuti a quasi duemila metri di profondità mostra quanto l’impatto delle attività umane possa raggiungere anche ambienti molto remoti. Con questo progetto vogliamo capire se le acque dense che dall’Adriatico raggiungono lo Ionio profondo possano contribuire anche al trasporto di microplastiche e altri contaminanti e quali conseguenze questo possa avere sugli ecosistemi profondi”.

Progetto DEEP-IMPACT

Dichiarazioni scientifiche

“Un elemento determinante per il successo di questa spedizione scientifica è stato il carattere fortemente multidisciplinare dell’OGS, che ha consentito di integrare competenze di oceanografia fisica, biologia marina, geofisica, osservazione autonoma e studio degli ecosistemi profondi. La collaborazione tra gruppi con competenze diverse ha permesso di affrontare lo stesso ambiente da prospettive complementari e di adattare le attività scientifiche anche alle condizioni meteorologiche difficili incontrate durante la missione. L’intera campagna è stata documentata con video e foto per un futuro documentario” queste sono ancora parole di Martellucci.

Progetto DEEP-IMPACT

Dati oceanografici in fase di analisi

I campioni (pesci, benthos, eDNA, microplastiche) e i dati oceanografici sono ora in fase di analisi. Serviranno a verificare se il canyon è una via preferenziale delle acque dense, a mappare biodiversità e a quantificare il trasporto di contaminanti. Il progetto collega superficie e abissi: ciò che avviene nelle aree costiere antropizzate può influenzare ambienti remoti a centinaia di chilometri e a profondità estreme. La documentazione scientifica e le immagini dei rifiuti forniscono evidenze concrete per la tutela e per le politiche (riduzione plastica alla fonte, accordi internazionali vincolanti).

Stefania Andriola

Lavoro in redazione da febbraio 2010. Mi piace definirmi “giornalista, scrittrice e viaggiatrice”. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse; amo correre, andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate ma anche leggere un buon libro. Al mattino mi sveglio sempre con un’idea: cercare di aggiungere ogni giorno un paragrafo nuovo e interessante al libro della mia vita e i viaggi riempiono le pagine che maggiormente amo. La meteorologia per me non è solo una scienza ma è una passione e un modo per ricordarmi quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. Non possiamo chiudere gli occhi e dobbiamo pensare a dare il nostro contributo per salvaguardare il Pianeta. Bastano piccoli gesti.

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