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Il clima cambia con conseguenze gravissime, anche sulla salute umana

Il rapporto sul clima del 2019 mette in luce l'impatto di cambiamenti climatici ed eventi meteo estremi sulle popolazioni

L’ultimo rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale fa il punto su come è cambiato il clima nel 2019 e torna a richiamare l’attenzione sull’urgenza di agire subito e con determinazione. Anche il 2019 è stato segnato da temperature molto al di sopra della norma – è stato il secondo anno più caldo dall’inizio delle misurazioni –  e da altissime concentrazioni di gas serra nell’atmosfera: qui tutti i dati.

Clima che cambia e fenomeni meteo sempre più estremi hanno conseguenze gravissime sotto molteplici punti di vista, sottolinea l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, dalla salute umana all’alimentazione e le migrazioni, dagli ecosistemi alla vita marina. Sintetizziamo di seguito quelle trattate dal rapporto del WMO sul 2019.

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Credit: ©2010CIAT/NeilPalmer

Clima, le conseguenze sulla salute

Nel 2019, le alte temperature da record hanno influenzato negativamente la salute e il benessere delle persone. In Giappone, un’ondata di calore record ha provocato oltre 100 morti e ulteriori 18.000 ricoveri. In Francia oltre 20.000 persone sono finite in pronto soccorso per malattie legate al calore estremo che ha colpito il Paese tra giugno e metà settembre e durante due grandi ondate di caldo estivo. Nelle regioni colpite sono morte 1.462 persone.
Il clima che cambia favorisce anche la trasmissione del virus dengue: per le zanzare Aedes è più facile diffondersi e secondo gli scienziati l’incidenza della febbre dengue a livello globale è crescita notevolmente negli ultimi decenni, tanto che oggi circa metà della popolazione mondiale è a rischio infezione. Anche nel 2019, confermano i ricercatori, il mondo ha registrato un forte aumento dei casi di febbre dengue.

Clima, le conseguenze sulla nostra alimentazione

Dopo anni di costante declino, la fame nel mondo è tornata ad aumentare. Tra i fattori chiave di questo tragico fenomeno ci sono gli eventi meteo estremi e i cambiamenti climatici, oltre a shock economici e conflitti.
Nel 2018 si stima che oltre 820 milioni di persone abbiano sofferto la fame, e secondo gli scienziati la situazione della sicurezza alimentare si è deteriorata ulteriormente nel 2019.

Le condizioni sono peggiorate soprattutto in alcuni paesi del Grande Corno d’Africa. Secondo le stime alla fine del secondo anno 22,2 milioni di persone (6,7 milioni in Etiopia, 3,1 milioni in Kenya, 2,1 milioni in Somalia, 4,5 milioni nel Sud Sudan, 5,8 milioni in Sudan) versavano in una grave insicurezza dal punto di vista alimentare. A marzo e per gran parte d’aprile c’è stata una fase di eccezionale siccità che è stata seguita da piogge molto intense tra ottobre e dicembre. Proprio queste piogge e inondazioni sono state, tra l’altro, all’origine di una devastante invasione di locuste.

Clima, le conseguenze sulle migrazioni

Tra gennaio e giugno 2019 eventi idro-meteorologi estremi sono stati all’origine della migrazione interna di quasi 7 milioni di persone. I dati definitivi devono essere ancora confermati, ma si prevede che in tutto il 2019 il numero arrivi a sfiorare la quota di 22 milioni. Nel 2018 erano stati 17,2 milioni.
Le migrazioni legate al clima sono originate da diversi pericoli, ma secondo gli scienziati sono le tempeste e le inondazioni ad avere l’impatto maggiore su questo fenomeno.

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UN Photo/Marco Dormino.

Gli eventi con impatti più gravi

Alluvioni

Con il clima che cambia gli eventi meteo sono sempre più estremi e pericolosi. Per esempio, alluvioni e inondazioni uccidono migliaia di persone.

Durante la stagione dei monsoni si stima che, in una serie di alluvioni, oltre 2.200 persone siano morte in India, Nepal, Bangladesh e Myanmar. Negli Stati Uniti sono state registrate le precipitazioni più abbondanti di sempre tra il mese di luglio 2018 e giugno 2019. Secondo le stime, nel corso del 2019 le inondazioni hanno provocato una perdita di 20 milioni di dollari solo negli USA.
Anche il Sud America è stato colpito da forti ondate di maltempo nel 2019: ci sono state gravi inondazioni nel nord dell’Argentina, nell’Uruguay e nel sud del Brasile, con perdite in Argentina e Uruguay stimate a 2,5 miliardi di dollari.
Gravi inondazioni sono state registrate in primavera anche in Iran e, in Autunno, in molte zone dell’Africa orientale.

Siccità

La siccità ha colpito molte parti del sud-est asiatico e dell’Australia, che nel 2019 ha vissuto il suo anno più secco. Anche in Africa meridionale, America centrale e in diverse zone del Sud America le precipitazioni sono state eccezionalmente scarse.

Ondate di calore

Sono sempre più lunghe, intense e frequenti. L’Australia ha vissuto l’estate più calda mai registrata e nove dei dieci giorni più caldi della sua storia sono stati registrati nel 2019. Le ondate di caldo rappresentano un pericolo anche per gli Europei. Alla fine di luglio e alla fine di giugno il Vecchio Continente è stato soffocato da due ondate di calore di portata storica. In Francia, il 28 giugno a Vérargues è stato stabilito un record nazionale di 46.0 ° C (1.9 ° C sopra il record precedente). I record nazionali sono stati stabiliti anche in Germania (42,6 ° C), Paesi Bassi (40,7 ° C), Belgio (41,8 ° C), Lussemburgo (40,8 ° C) e Regno Unito (38,7 ° C), con il calore che si estende anche in i paesi nordici, dove Helsinki ha registrato la temperatura più alta mai registrata (33,2 ° C il 28 luglio).

Incendi

Il 2019 è stato letteralmente un anno di fuoco: incendi boschivi devastanti hanno messo in ginocchio molte zone anche a latitudini elevate, come in Siberia e in Alaska. Anche l’Indonesia e le zone limitrofe, dopo una lunga fase di siccità, hanno vissuto la stagione degli incendi più grave dal 2015. Di portata storica anche i roghi che hanno devastato parte dell’Amazzonia e quelli che hanno colpito duramente l’Australia, che si lascia alla parte una stagione degli incendi eccezionalmente grave e prolungata. 33 le vittime accertate, circa 7 milioni di ettari andati in fumo e oltre 2.000 proprietà distrutte.

Cicloni tropicali

Nel 2019 è stata devastante e oltre la media anche l’attività del cicloni tropicali. Nell’emisfero settentrionale se ne sono formati 72, 27 in quello australe.
Nel marzo 2019 Idai, uno dei cicloni più violenti che si sia mai abbattuto sulla costa orientale dell’Africa ha colpito il Mozambico, causando molte vittime e una devastazione con pochi precedenti. Minando ulteriormente una situazione già precaria per quanto riguarda la sicurezza alimentare, il ciclone Idai ha distrutto completamente quasi 780.000 colture tra Mozambico, Zimbawe e Malawi. Ha provocato almeno 50 905 sfollati nello Zimbabwe, 53 237 nel Malawi meridionale e 77 019 in Mozambico.

Uno dei cicloni tropicali più intensi dell’anno è stato Dorian, che si abbattuto sulle Bahamas con intensità di categoria 5 ed effetti devastanti, aggravati anche dalla sua eccezionale lentezza: Dorian è rimasto quasi completamente fermo sulle isole per circa 24 ore.

Eventi estremi hanno colpito anche l’Asia, come nel caso del Tifone Hagibis che nel mese di ottobre ha colpito Tokyo provocando gravissime inondazioni.

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Valeria Capettini

Sono nata a Milano nel 1991 e sono da sempre appassionata di giornalismo e scrittura. Dal 2016 lavoro con Meteo Expert, un’esperienza che mi ha insegnato tanto e che mi ha permesso di avvicinarmi all’affascinante mondo della meteorologia e della climatologia, offrendomi l’eccezionale opportunità di lavorare fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore. Dopo essermi diplomata al liceo classico, nel 2014 mi sono laureata in Lettere moderne con una tesi sul Giornalismo e sul ruolo dei social media in questo mondo. Nel 2017 mi sono laureata in Comunicazione per l’impresa, i media e le organizzazioni complesse con una tesi sulla brand personality.

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