Gli allarmanti dati di Legambiente: un comune costiero italiano su due colpito da eventi estremi
Cambiamenti climatici: dal 2010 al 2026 piogge intense, raffiche di vento, grandinate, trombe d’aria sono diventate sempre più frequenti. Il Sud Italia risulta l’area più flagellata
Negli ultimi 16 anni, dal 2010 al 2026, quasi un comune costiero italiano su due è stato colpito da eventi meteorologici estremi. È quanto emerge dal nuovo report di Legambiente “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane”, realizzato insieme all’Osservatorio Città Clima e reso pubblico il 28 luglio.

Eventi meteorologici sempre più estremi e diffusi
I numeri sono chiari e in costante crescita: 308 località costiere su 643 (il 48% del totale) hanno subito 1.073 eventi estremi, pari al 38,6% di tutti quelli registrati in Italia nello stesso periodo (2.778). Solo un anno fa la percentuale dei comuni colpiti si fermava al 45,4%, e nel 2023 era al 37,3%. Gli eventi più frequenti sono stati gli allagamenti da piogge intense (404), le trombe d’aria (286) e le mareggiate (107). Particolarmente allarmante è l’impennata delle mareggiate e delle raffiche di vento negli ultimi cinque anni: rispettivamente +550% e +80%.

Il Sud Italia risulta l’area più flagellata
In testa alla classifica regionale ci sono Sicilia (232 eventi), Puglia (136) e Calabria (104), seguite da Liguria (99), Campania (88) e Lazio (69). Tra le città, Genova guida con 50 eventi davanti a Bari (44), Palermo (38), Agrigento (35) e Napoli (27). A questi dati si aggiunge il fenomeno dell’erosione costiera, amplificato dalla crisi climatica: secondo l’ISPRA, negli ultimi cinquant’anni lungo i litorali italiani sono spariti oltre 40 milioni di m² di spiagge.

Serve un piano nazionale specifico
Legambiente denuncia con forza l’assenza in Italia di un Piano nazionale di adattamento specifico per le coste. L’associazione chiede al Governo di lavorare con urgenza su questo strumento e di stanziare le risorse necessarie per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Oltre a queste due priorità indica altre quattro proposte:
• una legge contro il consumo di suolo
• interventi di rinaturalizzazione delle coste (ricostituzione di fasce dunali e zone umide)
• garanzia del diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge
• ristabilire la legalità e fermare il cemento sulle spiagge

“I dati che abbiamo raccolto nel nostro nuovo report Spiagge dimostrano l’urgenza e l’importanza di attuare piani di adattamento e strumenti di governance che riducano il rischio per le persone, le abitazioni e le infrastrutture, e che permettano di programmare interventi volti al miglioramento della gestione dei territori. Occorre mettere in campo una strategia nazionale di difesa delle coste sempre più fragili a causa della crisi climatica ma anche dell’eccessiva attività antropica e del consumo di suolo. L’aumento degli eventi meteo estremi e il Ciclone Harry che nei mesi scorsi ha colpito diverse regioni della Penisola, siano un monito e non restino inosservati. Il nostro Paese fonda gran parte della sua economia su mare, turismo e pesca, non può permettersi il lusso di riconcorrere le emergenze, deve prevenirle” ha dichiarato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente.

In Spagna, Inghilterra e Belgio strategie di adattamento costiero
In Europa, Spagna, Regno Unito e Belgio risultano già più avanti nella gestione delle coste e nella protezione dalle inondazioni, con strategie e piani operativi da diversi anni. In Spagna, ad esempio, dal 2017 è stata approvata la strategia di adattamento costiero agli effetti dei cambiamenti climatici, soggetta a Valutazione Ambientale Strategica. In Inghilterra i Piani di Gestione Costiera contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi della Strategia Nazionale per la Gestione del rischio di inondazioni e dell’erosione costiera e definiscono un approccio con uno scenario fino al 2105. Esistono 20 piani che coprono la costa inglese sviluppati tra il 2006 e il 2012, consultabili da tutti online e un altro strumento a disposizione delle autorità locali e del pubblico è la nuova Mappa Nazionale del Rischio di Erosione Costiera che utilizza i dati di monitoraggio della Rete Nazionale dei Programmi Regionali di Monitoraggio Costiero e tiene conto delle proiezioni climatiche del Regno Unito redatte nel 2018. In Belgio sono attivi interventi per la protezione dalle inondazioni, come ad esempio quelli avviati a Hedwige e Prosper Polders, aree sotto il livello del mare e soggette spesso a mareggiate.
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Il ruolo importante della Posidonia oceanica
Il report ricorda inoltre il ruolo prezioso della Posidonia oceanica nel contrastare l’erosione e segnala alcune buone pratiche nazionali, tra cui progetti LIFE di ripristino degli habitat dunali. Gli accumuli di Posidonia spiaggiata e altri materiali vegetali (tronchi, canne) quando non eliminati, possono costituire infatti un elemento di protezione contro l’azione delle mareggiate. Ad oggi, però, in molti tratti costieri si ricorre ancora alla pulizia meccanizzata degli arenili durante la stagione estiva che provoca una perdita di sabbia, sia perché essa è contenuta all’interno della banquette, sia perché i mezzi meccanici affondano spesso nel corpo della spiaggia prelevando anche i sedimenti.

Altro grande tema riguarda quello delle concessioni balneari
“In Italia occorre evitare che la stagione dei bandi si traduca nella semplice sostituzione dei gestori, cristallizzando per altri decenni un assetto già oggi insostenibile sul piano ambientale, sociale ed economico. Per questo nel nostro nuovo report portiamo in primo piano un protocollo promosso dall’Associazione Mare Libero e basato sulla co-programmazione, previsto dall’art. 55 del D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore), per accompagnare i Comuni nella ridefinizione complessiva della pianificazione costiera. La co-programmazione consente alle amministrazioni di individuare, insieme agli enti del Terzo Settore, i bisogni da soddisfare, gli interventi necessari e le risorse disponibili, attraverso un processo strutturato in cui competenze tecniche, scientifiche e civiche” queste le parole di Sebastiano Venneri, responsabile turismo e innovazione di Legambiente.

In un Paese che vive di costa, i numeri di Legambiente suonano come un allarme chiaro: senza una strategia nazionale seria e risorse dedicate, il rischio è di continuare a rincorrere le emergenze invece di prevenirle.