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“La Terra chiamò”: il 5 dicembre a Roma la manifestazione per riportare il clima al centro dell’agenda

Sul palco si alterneranno scienziati, amministratori locali, volontari, agricoltori, operatori sanitari, rappresentanti delle imprese e delle nuove generazioni, insieme a voci del mondo dell’arte e della cultura

Sabato 5 dicembre 2026 dalle 12:30 al tramonto, Piazza del Popolo a Roma ospiterà “La Terra chiamò”, la grande manifestazione nazionale nata per riportare la crisi climatica al centro del dibattito pubblico. Un appuntamento aperto a tutti, pensato non solo come protesta ma come spazio di ascolto, testimonianza e proposta concreta.

Il tragico bilancio dell’estate 2026

L’iniziativa nasce dopo un’estate rovente che ha mostrato ancora una volta, in modo drammatico, quanto il cambiamento climatico non sia più una minaccia futura, ma una realtà che colpisce salute, territori, economia e vita quotidiana. Secondo analisi pubblicate su Nature Health, nell’estate 2026 si sarebbero verificati oltre 50.000 decessi in eccesso legati al caldo nelle sole città europee. L’Italia è il Paese con il numero assoluto più alto tra quelli analizzati, con 13.303 decessi stimati nelle 87 aree urbane comprese nello studio.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Un quadro che si inserisce nelle criticità richiamate anche dal think tank ECCO nel briefing “Quanto si muore di caldo in Italia?” pubblicato il 21 ottobre che evidenzia come l’impatto delle alte temperature sia distribuito in modo diseguale e risenta dell’età, delle condizioni socioeconomiche, della disponibilità di verde urbano e della possibilità di proteggersi dal caldo nelle proprie abitazioni. Gli effetti dell’estate appena trascorsa riguardano anche il Mediterraneo dove le temperature superficiali hanno raggiunto valori fino a 8 °C sopra la media 1991-2020. Le ondate di calore marine interessano anche le acque profonde e modificano le condizioni dell’intero bacino. Tra il 2015 e il 2019 sono stati registrati eventi di mortalità di massa in 50 specie, dalla superficie fino a 45 metri di profondità, mentre nel 2026 sono stati osservati anche fenomeni di sbiancamento della Posidonia. Il riscaldamento del mare modifica così comunità, reti alimentari ed ecosistemi, con conseguenze che arrivano anche alla pesca e alle attività economiche che dipendono dal Mediterraneo.

Foto di Pexels da Pixabay

La stessa pressione investe la produzione alimentare: dopo l’estate 2026, il Centro comune di ricerca della Commissione europea stima nell’UE rese inferiori alla media degli ultimi 5 cinque anni dell’8% per il mais da granella e del 7% per le patate. Mentre caldo e scarsità d’acqua riducono i raccolti, aumentano i costi: a settembre, in Italia, gli alimentari freschi sono aumentati del 5,5% su base annua e la Banca Centrale Europea stima che gli eventi meteorologici estremi del 2026 possano aggiungere tra 0,3 e 0,8 punti percentuali all’inflazione alimentare dell’area euro nei prossimi 12 mesi. Un impatto che pesa su un Paese in cui, secondo ISTAT, nel 2025 5,4 milioni di persone non potevano permettersi un pasto proteico almeno ogni 2 giorni.

Foto di Alexandra_Koch da Pixabay

Nove organizzazioni, un’unica piazza

“La Terra chiamò” è promossa da ASviS, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week e WWF Italia, con il sostegno di Green Heroes. Una coalizione ampia e trasversale che unisce mondo scientifico, ambientalismo, imprese innovative, istituzioni locali e nuove generazioni. Sul palco si alterneranno scienziati, amministratori locali, volontari, agricoltori, operatori sanitari, rappresentanti delle imprese e delle nuove generazioni, insieme a voci del mondo dell’arte e della cultura. La giornata non sarà solo di slogan: partire dalle esperienze concrete di chi ha vissuto sulla propria pelle gli effetti dell’estate 2026 (chi coltiva, chi lavora all’aperto, chi cura, chi interviene nelle emergenze) per arrivare alle soluzioni già disponibili e alle scelte politiche necessarie.

 

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Quattro richieste chiare al Governo e alle forze politiche

Dalla piazza partiranno quattro richieste precise:
• Riportare il clima in cima all’agenda politica, riconoscendolo come una questione di sicurezza nazionale
• Accelerare la mitigazione, uscire dai combustibili fossili, potenziare le rinnovabili, ridurre le emissioni
• Velocizzare l’adattamento, proteggere territori, mare e persone più esposte agli impatti del clima che cambia
• Applicare il principio “chi inquina paga”, chiedendo alle aziende fossili di contribuire al finanziamento della transizione e delle politiche di adattamento

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“La lotta alla crisi climatica non è purtroppo al centro dell’agenda politica, nazionale e regionale. Occorre accelerare la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili, accumuli e reti, l’elettrificazione dei trasporti e in edilizia, la diffusione dell’innovazione a emissioni zero in agricoltura e nell’industria, l’aumento dell’efficienza. Sono fondamentali anche le risorse economiche per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Per questi motivi sabato 5 dicembre, con i nostri comitati regionali e circoli locali da tutta Italia, saremo in piazza del Popolo a Roma. Sarà una festa popolare per lanciare questo segnale di allarme, inviando anche un messaggio di speranza con le tante esperienze di decarbonizzazione che mettono al centro qualità della vita e sicurezza delle persone” queste le parole di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

Fotovoltaico, Trissino

“È stupefacente come media, istituzioni e politica, così attenti alla sicurezza quando si parla di guerre, criminalità e migrazioni, sottovalutino la sicurezza climatica, che riguarda tutti noi. Senza interventi per affrontare le cause e mitigare gli effetti del cambiamento climatico crescono i rischi economici, sanitari e sociali e ben presto dovremo affrontare il tema dei rifugiati climatici. Ci lasciamo alle spalle un’estate rovente che per milioni di italiani, soprattutto anziani e bambini, è stata un vero e proprio lockdown climatico: chiusi in casa, prigionieri del caldo. Temperature mai viste, alluvioni sempre più violente, vite e territori in ginocchio: l’emergenza è diventata la nostra normalità. Eppure, si continua a rinviare. Farlo ancora, oggi, è semplicemente irresponsabile” ha dichiarato Gaetano Benedetto, vicepresidente del WWF Italia.

Foto di Tumisu da Pixabay

Una giornata di partecipazione e cultura

Il programma prevede l’apertura della piazza alle 12:30 con area famiglie e attività di sensibilizzazione. Dalle 14:30 inizieranno gli interventi dal palco. Musica, arte e cultura accompagneranno l’intera giornata, che si concluderà al tramonto con la lettura collettiva delle richieste della manifestazione. La data non è casuale: il 5 dicembre coincide con la Giornata mondiale del suolo (promossa dalla FAO) e con la Giornata internazionale del volontariato delle Nazioni Unite. Un collegamento simbolico forte tra la cura della terra e la forza della partecipazione civica.

Foto di Iris,Helen,silvy da Pixabay

Perché questa piazza conta

Negli ultimi anni la crisi climatica è stata progressivamente scalzata da altre priorità nel dibattito pubblico. “La Terra chiamò” nasce proprio per invertire questa tendenza: non come un evento isolato, ma come inizio di una stagione nuova di attenzione e pressione collettiva. Una piazza aperta, inclusiva, capace di tenere insieme scienza e vita quotidiana, rabbia e speranza, denuncia e soluzioni.

Stefania Andriola

Lavoro in redazione da febbraio 2010. Mi piace definirmi “giornalista, scrittrice e viaggiatrice”. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse; amo correre, andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate ma anche leggere un buon libro. Al mattino mi sveglio sempre con un’idea: cercare di aggiungere ogni giorno un paragrafo nuovo e interessante al libro della mia vita e i viaggi riempiono le pagine che maggiormente amo. La meteorologia per me non è solo una scienza ma è una passione e un modo per ricordarmi quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. Non possiamo chiudere gli occhi e dobbiamo pensare a dare il nostro contributo per salvaguardare il Pianeta. Bastano piccoli gesti.

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