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Londra piovosa? Un cliché che la crisi climatica sta prosciugando

«A Londra piove sempre». È uno dei luoghi comuni più resistenti sull’Inghilterra, tanto da essere diventato parte dell’immaginario collettivo. Nell’estate 2026 è proprio l’acqua a raccontare una storia molto diversa: Londra è stata dichiarata ufficialmente in stato di siccità e il Tamigi ha raggiunto portate eccezionalmente basse. A Luglio, nell’area del suo bacino, è caduto appena 1 millimetro di pioggia, circa l’1% della media di lungo periodo, facendo di questo il Luglio più secco dal 1871. 

Non si tratta soltanto di un’estate insolitamente asciutta. Il 2026 mostra quanto rapidamente un clima più caldo possa trasformare un deficit di precipitazioni in una crisi idrica: i suoli si sono prosciugati, le portate dei fiumi sono crollate, i livelli dei bacini sono diminuiti e milioni di persone si sono trovate sottoposte a restrizioni sull’uso dell’acqua. Il 29 luglio l’Environment Agency ha dichiarato lo stato di siccità in sette aree dell’Inghilterra, compresa Londra, definendo l’evento una flash drought, ovvero una siccità sviluppatasi in tempi eccezionalmente rapidi.

Londra, Southwark park. 17 agosto 2026

I dati sulla siccità in Inghilterra nel luglio 2026

Luglio 2026 ha segnato una svolta nella crisi idrica inglese. Secondo l’Environment Agency è stato il luglio più secco mai registrato in Inghilterra dal 1836, con appena 6,5 millimetri di pioggia, equivalenti al 10% della media di lungo periodo 1991-2020. Tutte le aree idrologiche inglesi hanno ricevuto meno precipitazioni della norma e in 113 aree Luglio è risultato il luglio più secco dall’inizio delle serie storiche nel 1871.

La crisi non è rimasta confinata alle campagne o ai bacini rurali. Londra è stata formalmente dichiarata in stato di siccità il 29 luglio, insieme a Hertfordshire, Thames Valley e altre aree dell’Inghilterra centrale, orientale e meridionale. Come anticipato, l’Environment Agency ha descritto la situazione come una “flash drought”, cioè una siccità sviluppatasi molto rapidamente attraverso la combinazione di precipitazioni eccezionalmente scarse e temperature elevate.

A rendere ancora più grave la crisi idrica è stato il caldo. Secondo il Met Office per la prima volta nella serie storica britannica, nello stesso anno sono stati raggiunti almeno 35 °C in maggio, giugno e luglio. La combinazione tra temperature elevate, evaporazione e precipitazioni quasi assenti ha avuto effetti immediati sul terreno. Alla fine di luglio i soil moisture deficits, cioè i deficit di umidità del suolo, erano molto superiori alla media in tutta l’Inghilterra e in molte zone si stavano avvicinando ai massimi storici della serie iniziata nel 1961. Le condizioni più critiche sono state osservate nel sud-est, proprio nell’area di Londra.

Il Tamigi ai minimi

Uno degli indicatori più evidenti della crisi è il Tamigi. La portata media mensile naturalizzata del fiume a Kingston è stata classificata dall’Environment Agency come “exceptionally low”, cioè eccezionalmente bassa per il periodo dell’anno. Nel bacino del Tamigi, 10 dei 15 siti di monitoraggio hanno registrato portate notably low o exceptionally low e tra i cinque siti nella categoria peggiore figurano proprio Windsor e Kingston.

Anche le riserve destinate all’approvvigionamento idrico hanno subito un rapido calo. I lower thames reservoirs, fondamentali per il sistema idrico dell’area londinese, sono passati dall’88,1% della capacità alla fine di giugno al 72,4% alla fine di luglio. A livello nazionale, invece, lo stoccaggio dei bacini inglesi è sceso del 16% in un solo mese, chiudendo luglio al 69,8%, cioè 11,2 punti percentuali sotto la media per il periodo.

Londra, 17 agosto 2026

L’acqua è un’infrastruttura invisibile dell’economia e della società

La crisi ha avuto conseguenze dirette anche sull’utilizzo dell’acqua. Il 23 luglio è entrato in vigore il Temporary Use Ban di Thames Water, il cosiddetto hosepipe ban, per tutti i suoi clienti. Alla fine del mese sette società idriche avevano introdotto o annunciato restrizioni, interessando circa 23 milioni di persone, quasi il 40% della popolazione inglese.

L’agricoltura è stata tra i primi settori a risentirne. Il caldo e la siccità hanno anticipato la raccolta dei cereali, mentre alcune colture seminate in primavera hanno sofferto per la mancanza d’acqua e sono attesi calo delle rese e problemi di disponibilità di foraggio. Alla fine di luglio erano 1.506 le restrizioni sulle licenze di prelievo a causa dei bassi livelli dei fiumi, mentre la domanda di acqua per l’irrigazione rimaneva elevata.

Gli effetti sono già visibili negli ecosistemi: stagni e zone umide si sono prosciugati, alcuni corsi d’acqua hanno raggiunto livelli critici e sono aumentati gli episodi di mortalità dei pesci. La siccità ha inoltre aggravato il rischio di incendi: l’Environment Agency ha registrato 110 incendi in aree protette classificate Sites of Special Scientific Interest dall’inizio dell’anno. La crisi idrica, dunque, non riguarda più soltanto la quantità di pioggia caduta. Coinvolge contemporaneamente agricoltura, produzione alimentare, approvvigionamento idrico, ecosistemi, navigazione e attività economiche.

La siccità di Londra mostra quindi qualcosa che spesso dimentichiamo: tutto dipende dall’acqua. Dall’agricoltura alla produzione di energia, dall’industria alla navigazione, fino alla semplice possibilità di aprire un rubinetto e avere acqua potabile, una risorsa che consideriamo scontata sostiene una parte enorme della nostra economia e della nostra vita quotidiana. Quando diventa scarsa, il suo valore diventa improvvisamente evidente: aumentano i costi, si riducono le attività produttive, entrano in vigore restrizioni e a essere condizionate sono anche le abitudini di milioni di persone.

La lezione che arriva dall’estate 2026 non riguarda quindi soltanto una Londra insolitamente asciutta o un Tamigi ai minimi. L’acqua è un’infrastruttura invisibile dell’economia e della società, e il cambiamento climatico sta mettendo alla prova proprio questa invisibilità. Temperature più alte e precipitazioni più irregolari possono rendere più frequenti e più intense le fasi di scarsità idrica, trasformando un fenomeno meteorologico in un problema economico, ambientale e sociale.

Forse è proprio questo il paradosso della Londra del 2026: la città che nei luoghi comuni non ha mai abbastanza giorni senza pioggia si trova a dover razionare l’acqua e quando l’acqua manca, non si ferma soltanto un fiume: si mette sotto pressione un intero sistema da cui dipendono la nostra economia, il nostro ambiente e la nostra vita quotidiana.

Elisabetta Ruffolo

Elisabetta Ruffolo (Milano, 1989) produttrice Tv e Giornalista. Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico sulle reti Mediaset. Laureata in Public Management presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli studi di Milano. Ha frequentato l’Alta scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per il Master in Comunicazione e gestione della sostenibilità.

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