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Riduzione della mobilità per tutelare salute e ambiente. Le domande che dobbiamo iniziare a porci

È possibile diminuire gli impatti del sistema dei trasporti senza dover rinunciare al soddisfacimento del bisogno di mobilità?

Con l’introduzione del lockdown dovuto alla pandemia ciascuno di noi si è dovuto scontrare, probabilmente per la prima volta, con la riduzione della mobilità e, probabilmente per la prima volta, molti di noi hanno fatto una valutazione sull’impatto che la riduzione degli spostamenti può avere sulla qualità della vita. Quanto è importante per me viaggiare? Quanto considero necessario spostarmi da un luogo all’altro? Quali sono i motivi che mi spingono a spostarmi? Quali sono le mie reali esigenze di spostamento? Abbiamo scoperto, o riscoperto, che la mobilità è un bisogno dell’uomo.

Uno studio del KDD-Lab, laboratorio congiunto tra Cnr e Università di Pisa, insieme con Windtre, l’Istituto Superiore di Sanità, la Fondazione Bruno Kessler, ha analizzato la relazione tra la mobilità dei cittadini e la diffusione del Covid-19 e in conclusione ha potuto affermare che: il lockdown con la riduzione della mobilità ha funzionato.

Milano in lockdown – Foto Instagram @Ilariafratoni

Consci del fatto che, in tempo di pandemia, sia una misura necessaria e vitale, abbiamo limitato la nostra mobilità, ma come reagiremmo se ci dicessero che questa può essere una misura da intraprendere (in misura differente ma sul lungo periodo) per affrontare anche un’altra crisi, ovvero la crisi climatica?

L‘Agenzia Europea dell’Ambiente stima che i trasporti sono responsabili di oltre un quarto delle emissioni totali di gas a effetto serra nell’Unione europea, il trasporto su strada produce oltre il 70% delle emissioni di gas a effetto serra generate dai trasporti. La quota restante proviene principalmente dal trasporto marittimo e aereo. Negli ultimi trent’anni settori quali la produzione di energia elettrica e l’industria hanno registrato una riduzione delle emissioni di gas effetto serra, lo stesso non si può dire del settore dei trasporti che, al contrario, ha aumentato le proprie emissioni. Tutto questo ostacola notevolmente il contrasto alla crisi climatica.

La mobilità è un bisogno umano, il trasporto, inteso come l’atto mediante il quale è soddisfa il bisogno di mobilità, è una caratteristica intrinseca del mondo globalizzato: spostiamo persone e merci per sempre maggiori distanze e in minor tempo possibile. La tecnologia fa progressi continui nello sviluppo di nuove soluzioni di trasporto indirizzate a ridurre gli impatti ambientali dei mezzi stessi, ma per rendere il sistema sostenibile e ridurre significativamente l’influenza del settore sul clima, occorreranno dei cambiamenti di fondo mossi da un ripensamento etico. Come affermato da Jacqueline McGlade, ex Direttrice esecutiva dell’EEA,  «In futuro dovremo concentrarci non solo sulle modalità di trasporto, ma anche sulle ragioni per cui le persone scelgono di viaggiare, perché in ultima analisi la mobilità è legata indissolubilmente alla qualità della nostra vita».

Se la mobilità dunque è indissolubilmente legata alla qualità della vita dell’uomo, occorre aprire una riflessione integrata partendo da questa domanda: è possibile diminuire gli impatti sull’ambiente del sistema dei trasporti senza rinunciare al soddisfacimento del bisogno di mobilità di persone e merci?

Innanzi tutto, occorre specificare quali sono gli impatti ambientali del sistema dei trasporti.

Oltre al sopracitato apporto di emissioni di gas ad effetto serra, i trasporti generano una quantità significativa di inquinamento atmosferico, costituendo una minaccia, oltre che per l’ambiente, anche per la salute umana. Il trasporto su terra, banalmente conosciuto come traffico stradale, e il traffico ferroviario e aereo sono importanti fonti di inquinamento acustico. Il terzo impatto, ma non in ordine di importanza, è dato dal sistema di infrastrutture stradali che modifica il paesaggio, dividendolo porzioni di aree naturali con conseguenze sull’equilibrio degli ecosistemi di piante e animali e impermeabilizzazione del suolo. Anche l’uso di materie prime non rinnovabili è un elemento da tenere in considerazione che, come abbiamo visto nell’approfondimento auto elettriche e sostenibilità: il tallone d’Achille delle batterie, non è legato solo ai mezzi alimentati con carburanti ancora provenienti da fonti fossili.

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Queste sono solo alcune delle importanti soluzioni adottate per tentare di ridurre gli impatti ambientali sopracitati, ma purtroppo l’innovazione tecnologica non può essere l’unico fattore chiave per un reale cambiamento. Se vi state chiedendo se orientare le nostre scelte individuali verso mezzi di trasporto “green” sia inutile, la risposta è assolutamente no, è indispensabile assumere atteggiamenti di auto-sostenibilità ma non può essere considerato unico elemento di una strategia incisiva. Diffusione di conoscenza, competenze e sensibilità sono sempre elementi irrinunciabili nella costruzione di un futuro sostenibile.

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Per innescare un reale cambiamento bisogna concentrare riflessioni, politiche, norme e modelli di governance su tre aspetti: logistica, trasporti e mobilità. 

La logistica è l’insieme delle operazioni tecniche e gestionali utilizzate per garantire lo spostamento delle persone e dei beni; se la riduzione della mobilità non è considerata un’opzione praticabile per gli individui in virtù del diritto alla libertà di movimento, bisogna rendere il sistema più efficiente. Eliminando gli sprechi e intervenendo sulla logistica, ad esempio migliorando il fattore di carico dei veicoli, si avrebbe una riduzione della domanda di trasporto.

Il fattore tecnologico, sebbene non possa essere l’unico preso in considerazione, resta indispensabile per introdurre nuove modalità di trasporto per volumi superiori di merci e un maggior numero di persone, ma di minor impatto ambientale. L’utilizzo di mezzi più ecologici può essere incentivato con politiche apposite, in grado di dirottare lo spostamento di merci e persone su trasporti di minor impatto. Anche l’introduzione di norme volte a fissare valori limite per le emissioni dei veicoli appare a questo punto indispensabile per migliorare l’efficienza della modalità di spostamento.

Ma per rispondere alle domande che ci siamo posti all’inizio, anche a livello culturale è giunto il momento di aprire una riflessione sul bisogno umano di mobilità e sul valore che oggi ogni individuo gli attribuisce. Questo può essere un primo passo per superare la polarizzazione culturale che vede da un lato la sola auto-sostenibilità e il contenimento dei flussi e dall’altro il diritto alla libertà di movimento e l’agevolazione dei flussi a qualsiasi costo.

Elisabetta Ruffolo

Nata a Milano, classe 1989, laureata in Economia & Management Pubblico presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano, conclude il suo percorso accademico con un elaborato in diritto dell'economia su "La normativa europea sull'equity crowdfunding: problemi e prospettive". Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico, per le quali è responsabile di produzione. E' responsabile editoriale dei contenuti di IconaClima e IconaMeteo. Studia gestione e comunicazione della sostenibilità presso l'Alta scuola per l'Ambiente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

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